Giochi di parole per ridere con intelligenza

Una bella risata riconcilia con la vita. E di un sano divertimento, ogni tanto, abbiamo bisogno proprio tutti. Solo per questo dovremmo essere grati a chi, grazie al suo talento, ha la capacità di regalarci spazi di leggerezza e strapparci un sorriso. E’ il caso di Alessandro Pagani, autore di un libro che contiene battute, freddure, giochi di parole e doppi sensi, offerti al lettore con garbo e intelligenza. Si tratta di “500 chicche di riso”, una raccolta di perle di umorismo che hanno anche l’ambizione di offrire uno spaccato del mondo meno ingessato, forse parecchio paradossale ma certamente più divertente.    

Alessandro Pagani ha 55 anni, è fiorentino e durante gli anni Ottanta ha mosso i primi passi nei settori artistici che più ama, la musica e la scrittura. Ha esordito con svariati gruppi fiorentini alle tastiere e alla batteria, fino alla parentesi durata dieci anni con il gruppo Valvola e l’etichetta discografica indipendente Shado Records. Attualmente suona la batteria con gli Stolen Apple (“Trenches” è il disco di debutto uscito nel 2016), band che sta per registrare il secondo album. Nel campo della scrittura, dopo il libretto autoprodotto “Le domande improponibili” del 2015, sono usciti i libri “Perché non cento?” (Alter Ego/Augh Edizioni di Viterbo), “Io mi libro” e l’ultima creatura “500 chicche di riso”, entrambi per 96, Rue de La Fontaine di Follonica.  

Come è nata l’idea di scrivere battute umoristiche?

L’idea è nata nei pomeriggi afosi di un lontano agosto, a spasso col cane, con l’incontro di due universi: quello nella mia testa e quello al di fuori. Perché non provare ad unire questi due mondi apparentemente diversi tra loro attraverso l’ironia, il sarcasmo, l’umorismo, per vedere le cose da un altro punto di vista? L’idea delle domande improponibili e dei successivi scritti è venuta proprio così, con l’incontro fra situazioni paradossali e personaggi bizzarri filtrati – o per meglio dire trasformati – in chiave comica attraverso le molteplici possibilità che offre il caleidoscopio della lingua italiana.

La leggerezza è anche il tuo modo di affrontare la vita? E quanto ha influito sulle tue scelte editoriali?

Lo spirito goliardico che mi ha sempre contraddistinto deve aver influito certamente questa scelta, visto che da sempre per me è una cosa naturale giocare con ogni tipo di contesto per sdrammatizzare gli eventi. Sono convinto che l’individuo manchi ancora di una visione maggiormente ironica della vita, che faccia vedere gli accadimenti con occhio più distaccato. Dovremmo imparare a ridere più di noi stessi attraversando ed incrociando le nostre coscienze, forse con questo nuovo atteggiamento la vita conterrebbe meno dispiaceri.

Come viene accolto dal pubblico questo tipo di scrittura?

La letteratura umoristica è considerata ancora di nicchia e se ne ignorano i motivi, visto che la scuola italiana è stata nobilissima e di fama internazionale. Difatti non si tratta di una lettura leggera o meno impegnata, ma diversa. Molte delle frasi contenute nei miei libri devono essere rilette più volte per capirne il senso, ma quando poi arrivano – e i miei lettori lo testimoniano – ciò che segue è un sorriso che fa pensare.

Un vulcano di idee come te avrà già altri progetti in cantiere. Quali sono?

L’idea è quella di scrivere un racconto umoristico e di pubblicare alcune poesie scritte durante l’adolescenza, per tornare indietro nel tempo e confrontarmi con i miei cambiamenti.

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