Coronavirus, la solitudine dei vivi e dei morti

Con quanti sentimenti dobbiamo confrontarci in questo assurdo periodo di pandemia? Troppi. Si affacciano, vanno via, tornano, ti sovrastano, padroneggiano, scandiscono ogni minuto della vita, di una vita che non è più ancorata a nulla.

Angoscia, tristezza, paura, incredulità, dolore, ma anche speranza e voglia di farcela. Sentimenti e sensazioni che si rincorrono e si intrecciano. Un mix inedito di percezioni che entrano ed escono dalla testa, dal corpo, dal cuore.

Dobbiamo farci i conti ogni giorno, mentre ascoltiamo e leggiamo i bollettini di guerra che ci raccontano di morti, giovani e anziani, con malattie pregresse e sani, poveri e ricchi, sconosciuti o famosi, settentrionali e meridionali, a testimonianza del fatto che Covid 19, il nemico invisibile che ha invaso l’umanità intera, è democratico e se ne sbatte delle frontiere e delle dichiarazioni dei redditi.

Ma c’è un sentimento che, più degli altri, simboleggia il dramma che ci ha colto a sorpresa. E’ la solitudine. Dei vivi e dei morti.

L’isolamento sociale, imposta come arma per sconfiggere la diffusione di un contagio che nessuno poteva prevedere negli anni della tecnologia rampante e della ricerca medica all’avanguardia, ci ha reso tutti un po’ più soli.

Lontani da amici e familiari, distaccati da colleghi e conoscenti, nonni che incontrano i nipoti soltanto con le videochiamate quando, più di altri, avrebbero bisogno di un abbraccio.

Ma nessuna solitudine sarà devastante come quella vissuta da chi si ammala e muore di Coronavirus. Un percorso che annulla i contatti fisici con i familiari, una via crucis che non prevede resurrezione.

L’addio, per i più fortunati, pronunciato dietro un telefono cellulare tenuto in mano da un infermiere generoso.

Una solitudine che continua nell’ultimo viaggio. In una bara anonima che, nei casi più agghiaccianti, verrà trasportata da un mezzo militare incolonnato in un macabro e triste corteo.

Italia, anno 2020. Non sembra così lontano il Regno di Napoli nel 1656, flagellato dalla peste, con il suo carico insopportabile di morte. E di solitudine.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.