
Ilaria e Sara avranno per sempre 22 anni. Entrambe sono state accoltellate. La prima dal suo ex, la seconda per mano di un uomo ossessionato da lei. Entrambi gli assassini non hanno retto a un rifiuto, incapaci di arrendersi davanti a un “no”.
Ilaria Sula, studentessa dell’università La Sapienza di Roma, è morta nell’abitazione di Mark Samson, il suo ex fidanzato, 23 anni, al culmine di un litigio. Chiusa in una valigia e gettata in un dirupo a Poli. In mezzo ai rifiuti di una discarica abusiva. Lei lo aveva lasciato da qualche mese, lui non accettava la fine della relazione.
Sara Campanella studiava a Messina, a spegnere i suoi sogni è stato un compagno di corso, il 27enne Stefano Argentino che da tempo si era invaghito della vittima, con nella testa la convinzione che lei lo ricambiasse. L’ha uccisa in pieno giorno nelle vicinanze dell’ateneo, incurante della gente che passava. Poi è scappato. Una latitanza durata poco.
Entrambi gli assassini sono in carcere. Ad allungare la lista degli uomini che tolgono la vita alle donne perché non possono averle. Non possono possederle. Non possono controllarle. Storie in cui l’amore non trova collocazione e non può, non deve, essere un movente.
Ilaria e Sara erano ragazze libere, avevano progetti, stavano costruendosi un futuro. Sulla loro strada hanno incontrato un assassino ed è calato il buio.
Sono quasi seicento le donne uccise in Italia negli ultimi due anni per mano di compagni, mariti, ex fidanzati. E’ un errore parlare di emergenza. L’emergenza ha una durata limitata, si affronta e si risolve. Ormai il femmicidio è un problema strutturale della nostra società, che neanche l’inasprimento delle pene può fermare.
La rivoluzione deve essere culturale. Partendo dalle famiglie per proseguire nelle scuole, con il coinvolgimento di tutta la società. Va insegnato ai giovani (maschi e femmine) che un “no” non è una sconfitta, non scalfisce la propria personalità, non deve causare frustrazioni. E, soprattutto, insegnare che i sentimenti non hanno nulla a che vedere con la violenza, l’odio e la sopraffazione.
Perché Ilaria e Sara non sono morte per troppo amore. Ad ucciderle è stata la vigliaccheria di due uomini. Due piccoli uomini.