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Il fioraio che regala libri

Dillo con i fiori, ma anche con i libri. Arriva da Napoli, quartiere Chiaia, la bellissima iniziativa ideata da Luigi Esposito, 53 anni, titolare del chiosco di fiori che si trova all’angolo di Largo Ferrandina, nella parte antica del capoluogo campano. Qui i clienti, ma anche i semplici passanti, possono prendere i libri che Luigi regala a chi ama la lettura come lui.

Come è nata questa iniziativa?

E’ nata per caso un paio di mesi fa. Stavo leggendo un giallo di Maurizio De Giovanni e un cliente mi ha chiesto di prestarglielo. Ho risposto che glielo avrei regalato non appena finito di leggerlo. E ho pensato che poteva essere un’idea quella di regalare libri. All’inizio ho dato i miei, ora i clienti mi portano i loro quando non sanno più dove metterli. Ho cominciato così, mettendo nel chiosco un cesto con i volumi da regalare e uno per i libri da scambiare.

Alla base di questo deve esserci, comunque, l’amore per la lettura.

Amo leggere da sempre, dai classici alle proposte più attuali. Non ho studiato molto perché a 13 anni ho iniziato a lavorare nel chiosco di fiori di famiglia, ma la lettura mi ha sempre attratto.

Quali sono i suoi libri preferiti?

Tantissimi, se devo scegliere sono sicuramente “Siddartha” di Herman Hesse e “Il profeta” di Gibran. Ma anche “Il dottor Zivago”, “I fratelli Karamazov”, “Il cacciatore di aquiloni”. Amo anche Italo Calvino e Socrate.

Come è stata accolta la sua iniziativa di regalare libri esposti tra i fiori?

I clienti sono felicissimi, il chiosco è diventato un club letterario, una bellissima cosa.

E qual è il lettore tipo che viene a prendere i libri da lei?

E’ importante dire che sono persone dai 40 anni in su, quasi tutti professionisti molto colti. I giovani non leggono, riescono ad appassionarsi se c’è qualche libro sui vampiri o su personaggi della televisione, per il resto zero. Mi dispiace questa cosa, anche perché mi trovo vicino ad una scuola e vorrei coinvolgere maggiormente i ragazzi, ma ho notato che è difficile. Preferiscono stare continuamente sui telefonini, peccato davvero perché leggere è meraviglioso, ci fa crescere.

Pensa di ampliare la sua iniziativa, visto il successo che sta riscuotendo?

No, tutto è iniziato in modo spontaneo e vorrei che restasse tutto così spartano, l’importante è contribuire a far crescere l’amore per la lettura.  

Guardiamoci negli occhi!

Pensavo fosse uno scherzo o, come si dice oggi, una fake news. Invece no, è tutto vero. A Bolzano sono stati installati dei cuscini protettivi ai pali della città per evitare che si faccia male chi cammina guardando il telefono. In pratica, se sei distratto dallo smartphone e sbatti contro un palo si può attuire il colpo.

L’iniziativa, promossa dalla Provincia di Bolzano, fa parte della campagna #staysmart che si prefigge l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sull’utilizzo corretto dei dispositivi elettronici, invitandoli ad essere meno dipendenti. Insomma, un rimedio a quello che è un vero e proprio male dei nostri tempi. Che ci deve far riflettere. Perché, diciamocelo, pur considerando innovativa e lodevole l’iniziativa, è davvero triste dover correre ai ripari in questo modo. Ma tant’è. In effetti, oggi si incontrano tante, troppe persone in giro che camminano puntando solo ed esclusivamente il proprio cellulare, senza mai alzare gli occhi. Con il rischio, appunto, di dare una testata.

Ammettiamolo: siamo i nuovi zombie. Schiavi della tecnologia e quasi incuranti dei rapporti più diretti. A passeggio ma senza vedere gli altri, ai quali si riserva un fugace saluto perché troppo impegnati a leggere il messaggio su WhatsApp, la mail appena arrivata o l’aggiornamento delle storie di Facebook.

Del resto, la dipendenza da internet e dal telefono cellulare è considerata una vera e propria patologia. Una malattia della società moderna. Ma è davvero questo il progresso? Riflettiamoci su e pensiamo a come uscirne. Cominciando da una mossa semplice semplice: torniamo a guardarci negli occhi!

Aspettando Elton John

Grande attesa in Italia per i tre concerti che Elton John terrà all’Arena di Verona del 29 e 30 maggio 2019 e a Lucca il 7 luglio 2019. Tre date aggiunte al lungo tour europeo del cantante che inizierà a Vienna il primo maggio 2019 e proseguirà in Polonia, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Olanda, Danimarca, Svezia, Belgio, Irlanda e Svizzera.

<Voglio ringraziare i miei fans straordinari per il loro travolgente supporto lungo il corso della mia carriera e specialmente per l’interesse dimostrato a essere presenti per celebrare il mio ultimo tour, Farewell Yellow Brick Road>, ha detto Elton John, aggiungendo: <Sono così emozionato per la partenza del tour e non vedo l’ora di vedere tutti quanti in giro>.

Il tour Farewell Yellow Brick Road, partito l’8 settembre 2018 negli Stati Uniti, prevede più di 300 concerti attraverso cinque continenti, toccando Nord America, Europa, Asia, Sud America e Australasia prima di giungere alla sua conclusione nel 2021.

Jay Marciano, presidente e Ceo di AEG Presents, promoter del tour, ha sottolineato che <l’amore e la riconoscenza che i fan di Elton gli hanno dimostrato lungo tutta la sua leggendaria carriera proseguono ancora a livelli senza precedenti>.
 

Bentornato Montalbano!

La pasta ‘ncasciata è il suo piatto preferito e difficilmente manca in tavola nelle puntate che da venti anni catturano un vasto pubblico. Il commissario Salvo Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, torna su Rai Uno a festeggiare l’importante traguardo con due nuovi film. Vanno ad aggiungersi agli episodi che dal 1999 danno vita al personaggio più amato uscito dalla penna di Andrea Camilleri.

Tutto si svolge nella città immaginaria di Vigàta e nell’altrettanto immaginaria provincia di Montelusa. La città corrisponde nella realtà a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, dove Camilleri è nato. Il commissariato è collocato nel municipio di Scicli, la casa di Montalbano è nella contrada Punta Secca, frazione balneare di Santa Croce Camerina, e la mannara, luogo dove il commissario indaga su molti fatti di sangue, è in realtà la Fornace Penna.

In una intervista, Camilleri ha dichiarato che Vigàta in realtà non è altro che il cortile della scuola che ha frequentato da giovane: <In questo luogo, nelle pause di metà mattinata ed all’uscita da scuola in attesa delle corriere, i ragazzi provenienti dal territorio vicino raccontavano le storie dei propri paesi ed è dall’unione di tutte queste storie che ha preso corpo un paese immaginario che in seguito ho chiamato Vigàta ispirandomi alla vicina Licata. Ora, Porto Empedocle è un posto di diciottomila abitanti che non può sostenere un numero eccessivo di delitti, manco fosse Chicago ai tempi del proibizionismo: non è che siano santi, ma neanche sono a questi livelli. Allora, tanto valeva mettere un nome di fantasia: c’è Licata vicino, e così ho pensato: Vigàta. Ma Vigàta non è neanche lontanamente Licata. È un luogo ideale, questo lo vorrei chiarire una volta per tutte».

<Sono stati venti anni bellissimi>, ha detto l’attore romano che interpreta Montalbano, capace di tenere incollati allo schermo una media di 11 milioni di telespettatori a puntata. Sicuramente è la serie tv più longeva, incentrata sulle indagini del commissario di Polizia che toccano i più svariati casi di malavita siciliana. E il commissario Montalbano non è un solo successo italiano:  trasmesso in più di venti Paesi al mondo, nel 2016 è risultato tra i dieci programmi più visti nel Regno Unito.

Ma la serie tv deve il suo successo, oltre ai personaggi principali (il commissario, Cantarella, Fazio, Mimì Augello e l’eterna fidanzata Livia), anche al linguaggio. Il sito MAMe ha selezionato, a questo proposito, le seguenti dieci frasi cult. E con esse diamo il bentornato a Montalbano.   

  • Insomma ci sono uomini di qualità che, messi in certi posti, risultano inadatti proprio per le loro qualità all’occhi di gente che qualità non ne ha, ma in compenso fa politica.
    Da  ‘La prima indagine di Montalbano’
  • Bella. E non è solamente bella. Appartiene a quella categoria che dalle nostre parti, una volta, era chiamata di “fimmine di letto”. 
    Ha un modo di taliarti, un modo di darti la mano, un modo d’accavallare le gambe, che il sangue ti si arrimiscolia. Ti fa capire che sotto o sopra un linzolo, potrebbe pigliare foco come la carta …
    Da ‘Il quarto segreto’ tratto dal volume ‘La paura di Montalbano’
  • “La massima fortuna che un omo può aviri nella vita è quella di non arrivare mai a un punto di disperazione dal quale non puoi tomare
    Da ‘Il medaglione’
  • Lo sai perché su di te soffia il ghibli? Perché tu sei il deserto. Il vento fa scomparire le orme appena stampate sul tuo corpo. Non credere che queste mie parole siano dettate da rancore, gelosia o altro. Nascono solo dal bene che ti ho voluto. Ti auguro non che tu possa trovare la felicità, ma che nel tuo deserto possa accadere il miracolo di un’oasi. Addio, Laura”
  • Da ‘Noli me tangere’
  • “Dimmi in quale occasione ti sono parsa complicata!”
    “Tu non l’appari, ma lo sei. Dentro, nel profondo di te. Intuisco in te come un continuo scontro contraddittorio che riesci a nascondere assai bene. Dentro di te c’è un vero e proprio labirinto, Arianna, pieno d’angoli oscuri, di viottoli ciechi, d’abissi e di caverne.”
    “Addirittura!”
    “Tu non puoi o non vuoi rendertene conto. Sappi comunque che io non mi ci avventurerei nemmeno se mi fornissi il tuo filo, Arianna. Avrei paura a incontrare il tuo Minotauro. Non sono mica Teseo.”
    Da ‘Il tuttomio
  • “Arriva un momento nel quale t’adduni, t’accorgi che la tua vita è cangiata. Fatti impercettibili si sono accumulati fino a determinare la svolta. O macari fatti ben visibili, di cui però non hai calcolato la portata, le conseguenze.”
    Da ‘Il ladro di merendine’
  • “Un autentico cretino, difficile a trovarsi in questi tempi in cui i cretini si camuffano da intelligenti.”
    Da ‘Il ladro di merendine’
  • “È un gioco tinto, quello dei ricordi, nel quale finisci sempre col perdere.”
    Da ‘L’odore della notte’
  • “Nisciuna pausa può essere concessa in questa sempre più delirante corsa che si nutre di verbi all’infinito: nascere, mangiare, studiare, scopare, produrre, zappingare, accattare, vendere, cacare e morire. ”
    Da ‘L’odore della notte’
  • Pirchì non si pò campare per anni e anni e anni con una pirsona accanoscennola di dintra e di fora, senza avvirtiri che in questa pirsona è avvinuto un qualichi cangiamento.”
    Da ‘Una lama di luce’

La mia band è differente

Starò sempre dalla parte dei giovani che tentano di trovare una strada per raggiungere i propri sogni. Anche per questo motivo  ho voluto incontrare Matteo Dell’Omo, di Anagni, in arte Antòn, – nome scelto in ricordo del padre scomparso Antonio – che sogna di far conoscere le sue canzoni. Le scrive da quando aveva 20 anni. Ora ne ha 27 e da poco ha lanciato il brano “Soli contro tutti” accompagnato da un video. Prima di questo singolo ha pubblicato “Quante cose” e “Maledetta luna”. Tutte canzoni molto gettonate sul web e trasmesse da varie radio private.

Come è nata la tua passione per la musica?

L’ho sempre avuta, fin da quando ero piccolo. Per un certo periodo mi sono dedicata ad altre cose pur continuando ad ascoltare e a pensare alla musica, ma a venti anni ho comprato una chitarra e ho iniziato a scrivere canzoni.

Hai avuto anche un’esperienza a Sanremo.

Nel 2017 ho partecipato, al Palafiori di Sanremo, ad un concorso parallelo al Festival con la canzone “Quante cose”, vincendo anche un premio.

Proprio in questi giorni si sta svolgendo il Festival. Cosa ne pensi? Lo segui?

Lo sto seguendo un po’, credo che si dia più importanza ai cantanti che alle canzoni, invece dovrebbero essere protagoniste queste ultime, visto che è il Festival della canzone italiana. So di canzoni eliminate che sono molto più belle di quelle ammesse proprio perchè prevale la fama dell’artista che assicura un certo share.

Quali sono i tuoi generi musicali e cantanti preferiti?

Il rock, canzoni italiane, la musica inglese, Vasco su tutti e Renato Zero.

Come potrebbe essere definito il tuo genere musicale?

Pop-rock con testi attuali e polemici.

A chi è rivolta la polemica?

I miei testi parlano soprattutto della società attuale e dei problemi del nostro Paese che sono sotto gli occhi di tutti e cerco in particolare di risvegliare la coscienza dei giovani per incitarli al cambiamento.

Cosa hanno i giovani, oggi, che non va?

Si lamentano un po’ troppo, invece dovrebbero rimboccarsi le maniche.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato o stai incontrando per inserirti in un mondo sicuramente difficile?

Agli inizi tanta gente vuole approfittarsi della tua voglia di fare, del tuo lavoro, promettono senza mantenere, cercano di sfruttarti per interessi economici. Sono delle situazioni che ho vissuto sulla mia pelle, ecco perché mi sento di dire ai giovani che vogliono intraprendere questa strada di fare tutto da soli, se hai talento qualcuno se ne accorgerà.

Nel video di “Soli contro tutti” hai un gruppo musicale particolare, formato da bambini. Ha un significato questa scelta?

E’ il mio primo video e sì, c’è un motivo. Una volta sono stato scartato ad un concorso perché cantavo da solo, mi hanno detto di farmi una band. E io l’ho trovata! Sono bambini di sei anni che crescono, in un certo senso, soli contro tutto come il titolo della mia canzone.

Dopo questa canzone quali sono i tuoi progetti?

Ho scritto già altre canzoni, vorrei fare un album, ma il mio vero obiettivo è quello di andare avanti e non solo per la notorietà. Il mio sogno è quello di far conoscere i miei lavori , lanciare dei messaggi ad un pubblico sempre più vasto.

Già, i sogni. Guai a non averne e a non coltivarli. Buona fortuna Antòn!

Cioccolato per gli innamorati

A Napoli è di scena la fiera del cioccolato artigianale proposta agli innamorati in occasione di San Valentino. Si tratta di “Chocoliamo”, prima edizione, che si svolgerà nel quartiere Chiaia dall’8 al 17 febbraio.

L’iniziativa è organizzata da D2 Eventi con il patrocinio della Prima Municipalità di Napoli, di Casartigiani, dell’Associazione Pasticcieri Napoletani e della Camera di Commercio di Napoli. Sarà presente tra piazza San Pasquale e piazza Amendola con laboratori, show cooking e animazione per bambini. 

Gli artigiani proporranno caramelle, liquirizie, specialità siciliane come torrone e cannoli, i cioccolatini di Perugia. Uno spazio sarà riservato ai vegani. Hanno aderito i principali produttori campani: Gallucci Faibano, la cioccolateria Van Moos, Armando Scaturchio con le sue creazioni per San Valentino, i prodotti artigianali da abbinare ai Baci Perugina realizzati dalla “Love” come idee regalo per gli innamorati.

L’Associazione Pasticcieri Napoletani, presieduta da Ciro Scarpati, offrirà ogni giorno uno show cooking su San Valentino. Sullo stesso tema, la Pecorella Marmi realizzerà una installazione dedicata alla kermesse. Le mattine saranno caratterizzate dagli incontri sull’Abc del cioccolato con il maestro Vanacore. Per i bambini, l’animazione di Puerta del Sol, il teatro dei burattini di Mario Ferrajolo e, per gli innamorati, i “Baci rubati”, il “Kissing Point”, lo spazio per le frasi d’amore e altre sorprese. Media partner della prima edizione di Chocoliamo è la web tv NetNapoli.

Il talento dei BardoMagno

Lo giuro: è la mia prima intervista in lingua antica, tra le più divertenti. E non può essere altrimenti se incontri gli artisti della band BardoMagno, una delle rivelazioni di Italia’s Got Talent. La trasmissione di Tv8 li definisce <musicisti stravaganti venuti direttamente dal Medioevo>. Nella puntata dello scorso 25 gennaio hanno proposto, adattando il testo della canzone “Riccione” di Thegiornalisti, il brano “Lo schiaffo di Anagni” (VIDEO).

Il loro stile è proprio questo: riadattare canzoni famose con l’obiettivo di far conoscere al grande pubblico il sistema feudale e i fatti storici di quel periodo. Lo fanno dal 2014, quando è nato, si legge sul loro profilo Facebook,  <lo progetto musicale de “Feudalesimo e Libertà”, lo vero et unico Partito politico che – pe’ volontade divina – difende li interessi dello Popolo>. Tra le loro creazioni più recenti, “Il Centro di castità permanente” (da Battiato).

Il gruppo è formato da Valerio Storch, Alessandro Mereu, Edoardo Sala e Maurizio Cardullo, con all’attivo importanti precedenti esperienze musicali. Si presentano indossando abiti storici e indicando Aquisgrana, sede della corte di Carlo Magno e crocevia di lotte religiose, come città di provenienza.

Fin qui l’ufficialità. Ma sentite come si presentano loro:

Li menestrelli imperiali che costituiscon la feudal compagine di Bardo Magno sono: Abdul Il Bardo (Voce et Chitarra): Valerio Storch, noto anche come Mohammed Abdul, musico delli Nanowar Of Steel. Don Alemanno (Voce et Bolle Papali): Alessandro Mereu, o anche Papa Alemanno d’Acquisgrana, noto al mondo come lo disegnatore di Jenus. Il Gran Calippo d’Oriente (Flauti, liuti, cornamuse, et soprattutto Amore): Maurizio Cardullo, noto anche come lo polistrumentista dei Folkstone. Fra’ Casso da Montalcino (Tamburi, potenza, vino e tuono): Edoardo Sala, noto anche come lo batterista dei Folkstone.

Quando nasce la band e con quali obiettivi? 

Lo progetto nasce pe volontà di Carlo Magno nel lontano 801. Nominatici valvassori dello Sacro Romano Impero (con delega alla musica), Carlo (pe’ gli amici Carletto, fino ad un anno prima principe dei mostri), ci implorò di formare questa compagine pe’ favellar allo volgo li veri valori feudali. Noi ci siam semplicemente resi disponibili a servirlo. Hodie siam ancora quivi, spalleggiando Lo Imperatore, capo del partito Feudalesimo e Libertà, nonché unico et legittimo erede di Carlo.

Come si può definire il vostro genere musicale?

Noi siamo degli artisti TRAP-pisti.

Quali sono le vostre incisioni finora?

Finora abbiamo registrato solamente un live bootleg ufficiale uscito in edizione super-ridotta et esaurito in un mese, ma… Udite Udite! A breve uscirà il nostro primo disco in studio dal titolo originalissimo “Vol. 1”, contenente le nostre migliori opere o, meglio, quelle che ci sono state approvate dallo imperatore, espressione della volontà d’Iddio.

Con quale spirito partecipate a Italia’s Got Talent?

Collo spirito di chi gnosce la verità e pugna pe sostener li veri valori feudali, imperiali et asburgici, contra lo mondo moderno fornicatore et peccatore. Lo nostro spirito est quello di ispirare lo volgo allo volere imperiale et di guidarlo verso una vera modernità feudale.

 Prossimi progetti in cantiere?   

Discenderemo pe tutta Italia accompagnati dai Lanzichenecchi a favellar lo nostro verbo al volgo. Presenteremo in anteprima li brani allo volgo al Comicon di Napoli il 25 Aprile (la fiera del fumetto di Napoli, in volgare italiano), et successivamente festeggeremo l’uscita vera et propria del disco alla Quarta Adunata di Feudalesimo e Libertà, il 18 maggio al Live di Trezzo sull’Adda.  

A Firenze concerti a un euro

Dopo i musei civici gratuiti per giovani dei paesi dell’Unione europea tra 18 e 25 anni, arrivano le nuove agevolazioni culturali annunciate dal sindaco di Firenze Dario Nardella: spettacoli e concerti a 1 euro al Maggio Musicale fiorentino e Teatro al Verdi con l’Orchestra della Toscana, sempre per i giovani tra 18 e 25 anni appartenenti all’Unione europea.

<I giovani – ha dichiarato Nardella – hanno voglia di cultura ed è fra i compiti dell’amministrazione fornire strumenti adeguati per aiutarli nel loro cammino di crescita e formazione. Lunedì 21 gennaio abbiamo sperimentato la prima giornata dei musei civici gratuiti e già 130 giovani hanno scelto di visitarli. Siamo contenti di come è partito il nostro progetto “Più giovani al museo” e replicheremo per tutti i prossimi lunedì dell’anno>. Il sindaco ha ricordato anche che <a febbraio è partito il progetto del teatro e della musica a un euro e presto inizierà un’ulteriore agevolazione: sarà attivato un invito alla lettura e all’informazione, 50 euro annuali da spendere in libri o giornali o periodici, che sarà destinato ai giovani tra 18 e 25 anni residenti a Firenze>.

Per quanto riguarda i musei civici, l’accesso gratuito è previsto a Palazzo Vecchio, museo Novecento, museo Bardini, Cappella Brancacci-Fondazione Salvatore Romano.

Il bestiario di Facebook

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Ho avuto più volte modo di dire la mia sui social, in particolare quello che penso di Facebook (anche con i post, su questo sito, Social ma non troppo e Travolti dalle fake news). Nuovi modi di comunicare che, a mio avviso, andrebbero utilizzati con maggiore buon senso. Oggi provo a stilare una sorta di bestiario, tra il serio e il faceto.

L’IDENTIKIT DI CHI INSULTA

E’ il problema più preoccupante dei social, dove tutti si sentono autorizzati ad insultare gli altri. Il peggiore è quello che lo fa mentre mostra nel profilo Padre Pio, la Madonna o i propri figli (chissà cosa tramanderà loro). Ci sono poi quelli (tanti, troppi) che hanno poca dimestichezza con le acca: le ignorano quando servono, abbondano se non vengono richieste: in genere ce l’hanno con gli stranieri, che probabilmente conoscono la lingua italiana meglio di loro. Da non sottovalutare, però, l’utente che ha studiato: non sempre il grado di istruzione coincide con l’intelligenza o con il buon senso. Il fenomeno, insomma, è piuttosto trasversale.

LE FRASI STANDARD

The winner is… “E allora il Pd”? E’ come il colore nero, sta bene su tutto. Seguono pidioti, zecche rosse, è tutto un magna magna, è colpa di chi ha governato prima (se si parla di politica) stessero a casa loro, sono finti profughi, hanno il telefono di ultima generazione, vogliono pure la wi-fi, arrivano palestrati, portateli a casa vostra, e, naturalmente, prima gli italiani (se si parla di immigrazione), dove sono finiti i soldi dell’Unicef, dove sono finiti i soldi raccolti per i terremotati (siamo entrati nel capitolo fake news).  

L’INVIDIA SOCIALE

Chiunque guadagna va odiato. Ultimamente nel mirino ci sono i conduttori televisivi. Gli haters, in questo caso, sono quelli che… io pago il canone, c’è gente che muore di fame, i pensionati non arrivano a fine mese, quei soldi dateli ai terremotati.

IL BENALTRISMO

Un termine che fa parte soprattutto del linguaggio giornalistico, indicando chi elude un problema sostenendo che ce ne sono altri, più gravi, da affrontare. Sui social il benaltrismo impera. E, dunque, se si parla di un intervento per le scuole non sta bene perché le strade sono a pezzi, non si deve dibattere di randagismo perché sono più importanti i servizi sanitari, guai ad occuparsi di agricoltura se il commercio langue e così via.

I SELFIE DEI POLITICI

Alcuni fanno concorrenza a Chiara Ferragni, non avendone né il fisico né le capacità di influencer, altri esibiscono figli e cani, molti non perdono occasione per un clic con i propri supporter. Anche la politica si adegua ai tempi del web. Purtroppo.

Il giornalista lodato da Bush

Intraprendente, dinamico, esperto di comunicazione. Fabrizio Casinelli, 52 anni, è nato ad Arpino, provincia di Frosinone, ed è giornalista professionista dal 1998. Come molti di noi, ha iniziato la sua carriera collaborando con radio e televisioni locali nel periodo del boom dell’emittenza privata. Da allora, erano gli anni Ottanta, non si è più fermato. Fino ad approdare in Rai nel 2009, dopo vari e importanti incarichi ricoperti anche nella comunicazione istituzionale (Senato, Palazzo Chigi, presidenza del Consiglio dei Ministri). Attualmente è direttore del Radiocorriere Tv, da oltre 70 anni organo ufficiale della Rai.


Come definiresti l’esperienza della direzione dello storico Radiocorriere Tv?

Una esperienza straordinaria. Una testata storica che ha visto grandi firme del giornalismo italiano. Nel 2012 l’ho trovata abbandonata in un cassetto e ho deciso di rilanciarla in versione online. Da quel momento non ci siamo più fermati e sono sette anni che andiamo in rete ogni lunedì mattina grazie ad un manipolo di professionalità a cui sarò sempre grato.

Hai avuto tanti incarichi importanti, quale ricordi con particolare piacere?

Sicuramente essere stato Capo Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata una esperienza straordinaria. Sai, ricevere una lettera con i complimenti per il lavoro svolto da parte del Presidente degli USA, all’epoca George W. Bush, è stato qualcosa di unico. Se mi avessero detto nel 1984, quando ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo della comunicazione, che un giorno sarei arrivato a Palazzo Chigi, sarei scoppiato a ridere. E poi i premi internazionali per lo sviluppo della comunicazione pubblica. Per non parlare del sito del Governo. Pensa che il mio progetto è rimasto operativo dal 2002 fino al restyling voluto dal governo Renzi. E’ stata una grande palestra professionale, ma soprattutto di vita.

Sei un giornalista di lungo corso, qual è a tuo parere lo stato di salute della nostra professione? 

La nostra professione vive un momento di grandissima difficoltà. Le nuove tecnologie hanno depotenziato il nostro lavoro. Con l’avvento dei social network, poi, siamo stati sorpassati a destra e sinistra da chi armato di un solo telefonino cellulare si sente a tutti gli effetti un reporter. Da qui le fake news e un sistema di notizie che fagocitano tutti senza rispetto. Noi abbiamo la nostra deontologia professionale come faro e non dovremmo mai dimenticarlo.

E quale è lo stato di salute della Rai dove lavori da tempo?

Sulla Rai se ne dicono tante, ma resta la più grande industria culturale del Paese. Una grande Azienda che ha al suo interno professionalità straordinarie, in tutti i settori.

Ad un giovane che vorrebbe intraprendere il mestiere di giornalista cosa consiglieresti?

La nostra professione è completamente cambiata. Quando ho iniziato c’era una forza, una spinta che oggi non vedo nei giovani colleghi. Nelle scorse settimane sono stato contattato dall’Università Roma 3 per parlare di comunicazione e giornalismo.  Ai tanti ragazzi presenti ho posto un paio di domande sulla loro idea di giornalismo e sul perché intraprendere questa professione. Le risposte che ho ricevuto mi hanno deluso, e non per colpa dei ragazzi che le hanno date, ma perché ormai viviamo in un mondo dove si pretende tutto e subito. Dove la sana e vecchia “gavetta”, quella fatta di ore al telefono per i classici giri di “nera o di bianca” sembra essere qualcosa di assurdo… 

 Sei nato ad Arpino, hai collaborato con testate della provincia di Frosinone, quindi conosci molto bene anche le vicissitudini della stampa locale, che non naviga proprio in buone acque. Cosa non ha funzionato e non funziona in questo ambito?

Mi piacerebbe fare il solito discorso di una provincia schiacciata tra Napoli e Roma, che potrebbe sembrare qualcosa di negativo, ma che invece dovremmo trasformare in una grande possibilità di sviluppo e di crescita: non l’ha fatto mai nessuno. Penso che la stampa locale  in questi anni sia mossa e sia cresciuta di pari passo con il territorio. La nostra Provincia ha avuto momenti di grande forza economica e politica. Adesso le cose sono cambiate e con la crisi del settore anche gli imprenditori che hanno creduto e investito vivono in un regime di grande difficoltà. Basti pensare al numero di realtà locali, radio, tv e giornali, che erano presenti sul nostro territorio negli anni 90 e a quelle che sviluppano la propria attività nel 2019. Siamo ben oltre la metà. Dati importanti, allarmanti. Sono stati pochi gli imprenditori puri del settore e quelli che resistono, perché di resistenza si parla, sono gli unici che hanno avuto la forza di guardare oltre il loro piccolo mondo antico. Mi auguro che la situazione possa migliorare, ma onestamente non ci credo.

Aiutiamo chi vive in strada

Scatta l’emergenza freddo in tutta Italia e la Comunità di Sant’Egidio è come sempre in prima linea per aiutare chi vive in strada. <Ciascuno di noi – dicono dalla Comunità – può dare una mano. Fermiamoci ad ascoltare chi vive per strada! In questi giorni abbiamo lanciato una grande campagna nazionale in soccorso delle persone senza dimora, sia portando coperte e indumenti caldi nei centri di raccolta, sia partecipando di persona alle distribuzioni>.

E’ possibile aiutare concretamente, a Roma e in diverse città d’Italia, unendosi alle iniziative di soccorso alle persone senza dimora, sia portando coperte e indumenti caldi nei centri di raccolta, sia partecipando di persona alle distribuzioni. Sul sito (www.santegidio.org) si trovano tutti gli indirizzi dei centri di raccolta.

Ed in molte città italiane sono state aperte strutture per l’accoglienza. Come a Napoli, nel centro storico, per aiutare 15 persone senza casa. <Sono italiani e stranieri, giovani ed anziani, amici cari – spiega la Comunità – che erano esposti al freddo e alla malattia. Uno di loro, l’ultimo che si è aggiunto, è un anziano di 77 anni, appena dimesso dall’ospedale, e viveva nei giardini lì attorno. Un altro ci ha detto: “Stare in giro tutto il giorno al freddo è come un lavoro, devi continuamente cercare riparo e aiuto per tutto, quando sono qui posso riposare!. Già in pochi giorni hanno ritrovato il piacere di un luogo caldo ed accogliente, dove possono arrivare la sera, cenare, chiacchierare, poi riposare. Un luogo dove essere senza pensieri, non come la strada, dove come dice un altro amico: “Tutto ciò che lasci fuori dal cartone non lo troverai più!”>.

Anche a Torino la Comunità di Sant’Egidio offre ospitalità a chi non ha casa. Visto il freddo intenso e la necessità di offrire un posto al caldo alle persone senza dimora, la sala accanto alla chiesa dei Santi Martiri – che normalmente ospita gli incontri di riflessione della Comunità – è stata trasformata in un rifugio per la notte che accoglie 6 persone. Brandine e piumoni, asciugamani e stufette ad olio riscaldano la notte di chi non ha niente.


Altra importante iniziativa è la guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi” 2019 a Roma” per chi non ha casa o è in difficoltà. Giunto alla 29esima edizione, questo libretto pubblicato dalla Comunità di Sant’Egidio è un aiuto a orientarsi nel mondo della solidarietà. E’ rivolto prima di tutto a chi ha bisogno di aiuto: poveri, persone senza fissa dimora, anziani o stranieri. Per questo è distribuito gratuitamente a chi ne fa richiesta. Ma è utile anche a tutti coloro che operano nel sociale. Ci sono i posti dove si può avere aiuto e accoglienza, dove si può aiutare ed essere accoglienti.



I bambini non si toccano

La cronaca di questi giorni ha fornito una notizia agghiacciante: un bambino di 7 anni ucciso in casa, a Cardito nel Napoletano. Episodio ancora tutto da chiarire, con il convivente della mamma fermato dopo che la sorellina del povero bambino, 8 anni, ferita gravemente, ha parlato di lui come di un violento che li picchiava in continuazione. Una storia maturata in un ambiente familiare disagiato che fa inorridire perché a perdere la vita è un bambino non adeguatamente protetto. E spesso i minori sono oggetto di abusi e violenze proprio da parte di chi dovrebbe tutelarli, dagli adulti ai quali i bambini si affidano completamente.

I dati di questo triste fenomeno sono allarmanti, ma non esaustivi, come spiegano da Telefono Azzurro che dal 1987 è in prima linea in Italia per dare ascolto ai bambini maltrattati: <In Italia, purtroppo, non viene attuato un monitoraggio sistematico da parte di organi istituzionali che consenta di avere un quadro aggiornato, completo della diffusione dell’abuso in danno di bambini e adolescenti. 

I dati a nostra disposizione non ci permettono di avere un quadro preciso del numero dei bambini maltrattati e abusati nel nostro Paese, tuttavia è possibile affermare che tali dati rappresentano una probabile sottostima del fenomeno: molto alto è il numero dei casi che restano “sommersi”, ossia che non vengono denunciati>.

Maltrattamenti, abusi sessuali e bullismo sono le principali fonti di rischio per i bambini di cui si occupa Telefono Azzurro. In un report di Emergenza Infanzia, l’associazione evidenzia che a chiamare il call center, il numero 114 da dove rispondono gli esperti, è nella maggior parte dei casi è un adulto: solo nell’11,7% dei casi a chiamare è il bambino o l’adolescente coinvolto nella situazione di emergenza. E’ evidente come la decodifica di una situazione di emergenza non sia semplice per un bambino e come sia necessario, a maggior ragione per situazioni che coinvolgono bambini di età fino a 10 anni, il coinvolgimento di un adulto per la richiesta di aiuto.   

I dati relativi alle caratteristiche del campione di bambini e adolescenti per i quali è stato richiesto l’intervento del 114 evidenziano solo un lieve scarto tra maschi e femmine vittime di situazioni di emergenza/disagio (maschi 51,5% – femmine 48,5%).

I dati relativi alle caratteristiche del campione di bambini e adolescenti per i quali è stato richiesto l’intervento del 114 evidenziano solo un lieve scarto tra maschi e femmine vittime di situazioni di emergenza/disagio (maschi 51,5% – femmine 48,5%). Le richieste di intervento hanno riguardato prevalentemente (nel 63,7% dei casi) bambini di età compresa tra 0 e 10 anni, nel 21,0% minori di età compresa tra gli 11 e i 14 e nel 15,3% ragazzi tra i 15 e i 18 anni.  Le richieste pervenute al servizio non riguardano solo minori di nazionalità italiana, ma anche straniera: il 19,4% dei bambini e adolescenti segnalati al 114 è straniero. 

Il premier e l’aereo precario

Ci sono delle città dove il Carnevale diventa un evento straordinario. Una di esse è sicuramente Viareggio, che Carisma.blog ha scelto tra le tante proposte italiane. La prossima sarà la 14esima di una manifestazione che vedrà sfilare i giganti di cartapesta e tante persone in costume, con un tema particolare: le donne.

Già dall’inizio del mese di febbraio a Viareggio sarà grande festa, in attesa del martedì grasso che cadrà il 5 marzo. In programma 5 corsi mascherati. Si parte domenica 9 febbraio con la cerimonia di inaugurazione alle ore 16 e la prima sfilata dei carri allegorici che si svolgerà di sera. Previsto anche un grande spettacolo pirotecnico con i fuochi d’artificio a tempo di musica.

Il secondo appuntamento è previsto domenica 17 febbraio alle ore 15. Poi si continua sabato 23 febbraio, dalle ore 17 e domenica 3 marzo alle 15. Il 5 marzo, in occasione del martedì grasso, chiusura in grande stile con l’ultimo corso mascherato, la premiazione dei vincitori e infine i fuochi d’artificio.

In ogni sfilata si possono ammirare 9 carri di prima categoria, veri e propri giganti di carta pesta alti oltre 20 metri e larghi dodici, 5 di seconda categoria, quindi un po’ più piccoli (ma raggiungono sempre altezze ragguardevoli, ben 14 metri), 9 mascherate di gruppo e 9 maschere singole create dalle giovani promesse dalla cartapesta.

Le sfilate si svolgono sul percorso dei viale a mare, con diversi ingressi al circuito. Uno spettacolo che a ogni corso mascherato  richiama circa 200mila spettatori. Alta l’affluenza per il carnevale di Viareggio, che a ogni edizione conta 500mila ingressi, 27mila abbonamenti alle sfilate e 32 milioni di persone che seguono la manifestazione, tra tv e social.

<Dietro a questo spettacolo – spiegano gli organizzatori del Carnevale di Viareggio – ci sono ben 23 ditte artigiane e 250 persone che durante tutto l’anno lavorano per ideare prima i bozzetti dei carri e poi per creare le grandi macchine di cartapesta, dei veri e ropri teatri viaggianti.

Il tema principale sarà l’esaltazione della donna attraverso il personaggio di Frida Khalo, il mito di Medea e delle sirene di Ulisse, ma anche il bullismo tra i ragazzi,  la marea di plastica che ci sta sommergendo e soffocando, la teoria del caos come specchietto per le allodole.

Come sempre spazio anche ai politici, tra ironia e allegoria: il premier Conte viene raffigurato alla guida di un precario aereo Italia, mentre i vicepremier Salvini e Di Maio sono due giardinieri, intenti a tagliare i rami secchi della vecchia politica. Salgono sui carri anche il presidente Usa Trump, che vuole tornare sulla Luna, ed Emma Bonino come simbolo dei diritti civili e della tolleranza>.

A Cassino la pietra del ghetto

La Biblioteca della Shoah di Fiuggi, area didattica della Fondazione Levi Pelloni, in questi giorni sta promuovendo una serie di appuntamenti nelle scuole e nelle sedi istituzionali del Lazio per celebrare il Giorno della Memoria. Pino Pelloni, Luciana e Margherita Ascarelli dopo essere stati presenti nelle scuole di Zagarolo, Olevano Romano e Cerreto Laziale, proseguiranno i loro incontri con i giovani a Roma (lunedì 28, Via Vittoria, 24) e Cassino (mercoledì 30, Palazzo Municipale, Sala Pier Carlo Restagno). Il tema che viene presentato agli studenti riguarda le leggi razziali del 1938 mentre l’appuntamento di domenica 27, voluto dal Comune di Olevano Romano di concerto con l’Associazione Welcome to Tivoli, è il risultato del progetto didattico/formativo “Mio Dio perché?”, realizzato con gli Istituti Comprensivi dei Comuni di Olevano Romano e Cerreto Laziale.

Mercoledì 30 gennaio l’amministrazione comunale di Cassino, su proposta del Centro Documentazione e Studi Cassinati e in collaborazione con La Fondazione Levi Pelloni, ricorderà i cugini Settimio e Marco Giacomo Giuseppe Efrati, cittadini ebrei nati a Cassino, e finiti nella razzia del Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943 e mai piu tornati da Auschwitz. Il convegno, in calendario alle ore 10.30, contempla gli interventi del sindaco di Cassino Carlo Maria D’Alessandro, di Pino Pelloni (“Il dovere della memoria”), Luciana Ascarelli (“Le leggi razziali del 1938”) e Gaetano De Angelis-Curtis (La storia dei cugino Efrati, ebrei di Cassino).

Per l’occasione verranno installate, a ricordo del loro sacrificio e nell’area del Monumento ai Caduti, due copie della Menorah di Anticoli, l’antica pietra (sec.XV) rinvenuta nel ghetto ebraico di Anticoli, l’odierna Fiuggi. L’antica Menorah di Anticoli, rinvenuta in via del Macello nel borgo di Fiuggi, non è la prima volta che viene utilizzata come segno di riconoscimento e di ricordo sia come dono a personalità che si sono distinte nella ricerca storica e nell’esercizio del dovere dell’accoglienza e della solidarietà, sia come segno di memoria per cittadini europei, ebrei e non solo, che sono state vittime dei totalitarismi del Novecento.

La Menorah di Anticoli, un’incisione di fattura catalana, il che ha fatto ipotizzare la sua datazione alla fine del XV, rappresenta un documento molto importante per la storia di Fiuggi e la sua copia è stata realizzata da Luigi Severa.

<Lo sviluppo maggiore della comunità ebraica anticolana – spiega Pino Pelloni – si ebbe quando, nel 1291, molti discendenti di Abramo furono espulsi dall’Italia meridionale. Non risulta che in Anticoli abbiano aperto un Banco di Prestito, come è testimoniato in Anagni, Alatri e Veroli, mentre è documentata l’attività privata di commerci e lavori artigianali, dell’arte speziale e della scrittura. Gli ebrei, presenti nelle contrade del Basso Lazio, se sono sopravvissuti alle persecuzioni lo devono alla loro utilità nella società in cui vivevano e al loro spirito di adattamento presso le comunità che li ospitavano.

La stessa esistenza della comunità ebraica in Anticoli e negli altri centri vicini, trova risposta anche nei comportamenti delle Chiese locali, che da una parte tentavano l’assimilazione religiosa e dall’altra favorivano la loro esistenza. E’ risaputo come la Camera Apostolica adoperasse ogni mezzo per invitare sottobanco gli Ebrei a prestare denaro a usura ai cristiani in modo che questi fossero in grado di adempiere al loro dovere di contribuenti. Prestiti che il potere temporale vietava ai sudditi, tollerandoli e sollecitandoli agli Ebrei. Pertanto le comunità ebraiche erano socialmente utili alla Chiesa e al Feudo>.

Il capolavoro di Vasari

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano per la prima volta al pubblico, fino al 30 giugno 2019 nella sede di Galleria Corsini a Roma, un capolavoro recentemente riscoperto di Giorgio Vasari: il Cristo Portacroce, realizzato per il banchiere e collezionista Bindo Altoviti nel 1553.

Il dipinto costituisce uno dei vertici della produzione dell’artista aretino e uno degli ultimi dipinti realizzati a Roma prima della sua partenza per Firenze.

Il ritrovamento si deve a Carlo Falciani, esperto studioso di pittura vasariana, che lo ha riconosciuto nel quadro registrato da Vasari nel proprio libro delle Ricordanze, indicandone la data e il nome del prestigioso destinatario.

Il dipinto testimonia un momento molto importante dell’attività romana di Vasari, allora al servizio di papa Giulio III. Riportata nel suo contesto, l’opera si rivela un caso esemplare per capire le pratiche di lavoro di Giorgio Vasari. In occasione della mostra è previsto un ciclo di conferenze sull’opera esposta e la figura dell’artista. Sarà inoltre pubblicato un catalogo a cura di Barbara Agosti e Carlo Falciani.

Liberi di scegliere, tutto vero

E’ stato tratto da una storia vera il film “Liberi di scegliere” andato in onda martedì sera su Rai Uno con protagonista l’attore Alessandro Preziosi (foto a destra). Un tv movie che lancia un forte messaggio di speranza, soprattutto ai giovani che vogliono prendere in mano la propria vita e ribellarsi a un destino ereditato. L’obiettivo che nella realtà si è prefissato Roberto Di Bella (foto a sinistra), dal 2011 presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria. Per tutelare i ragazzi che crescono in contesti mafiosi, ha finora emesso provvedimenti di allontanamento dalle famiglie di 70 minori (dagli 11 anni in su) per indicargli la strada della libertà, spesso seguita anche dalle madri, allo stesso modo condizionate dagli ambienti in cui hanno vissuto. E il film ha ben raccontato la storia di uno di questi ragazzi salvato da una vita criminale.

Il regista Giacomo Campiotti ha diretto un film che fa onore al servizio pubblico, raccontando l’impegno civile del magistrato, 53 anni, che della sua esperienza ha detto, in una recente intervista a La Voce di New York: <In Calabria vengono commessi reati molto gravi. Negli anni abbiamo avuto diversi casi di omicidi, detenzione e porto di armi; abbiamo giudicato minori che hanno commesso estorsioni o che hanno favorito la latitanza di esponenti ‘ndranghetistici. Altri coinvolti a pieno titolo nelle dinamiche delle faide e associative.  Questo accade perché la ‘ndrangheta ha una struttura su base familiare e allora c’è spesso una continuità all’interno della stessa famiglia>.

Un impegno che il magistrato porta avanti da sempre, sfidando apertamente ogni giorno la criminalità organizzata, in collaborazione con la Procura della Repubblica per i Minorenni, la Procura Antimafia e, in alcuni casi, con l’associazione “Libera“  di Don Ciotti.

“Liberi di scegliere” è il nome del protocollo ideato dal magistrato per allontanare i minori dall’ambiente familiare e far decadere la potestà genitoriale dei boss e delle loro mogli, incluso all’interno del Testo Unico contro la criminalità organizzata (legge Bova) che il Consiglio regionale della Calabria ha approvato nei mesi scorsi.

<Quando ho avuto modo di conoscere e incontrare il presidente Di Bella, sin da subito ho capito l’enorme impatto sociale che la sua intuizione avrebbe potuto avere tanto in Calabria quanto nel resto del Paese – ha detto l’onorevole Arturo Bova, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta –  e gli chiesi allora di scrivere di proprio pugno la norma che sarebbe diventata legge e che avrebbe disciplinato in via definitiva il programma. Sono entusiasta del fatto che la Calabria, grazie alla legge che abbiamo approvato, sia stata la prima regione italiana a disciplinare un protocollo così importante>.

Grazie al film di Rai Uno è stato possibile riflettere su una tematica delicata e, purtroppo, molto attuale nel nostro Paese, ma anche conoscere un magistrato che ha sempre lavorato in silenzio e con dedizione in una delle regioni italiane più difficili, senza alcuna tentazione di protagonismo, come solo i grandi uomini al servizio dello Stato sanno fare.

Una voce per Lucio Battisti

E’ stato anche in Cina a cantare le canzoni di Lucio Battisti, cantautore intergenerazionale scomparso ormai da venti anni. Musica senza confini che Mauro Masè, artista abruzzese, dal 1998 porta nel mondo con uno spettacolo che include 24 canzoni del repertorio di Battisti.

Mauro Masè è “la voce di Battisti” e come lui canta, si muove e si veste, accompagnato dalla band formata da Fabio Rutolo alle chitarre, Dario Secondino al piano e tastiere, Francesca Petaccia al basso, Alessandro Di Muzio alla batteria, Stefania Nanni e Simona Marinucci ai cori. Ha all’attivo oltre 600 concerti in Italia e all’estero e in programma ce ne sono in Europa e in Australia.

Si è esibito con Bruno Lauzi, Adriano Pappalardo e La Formula 3 a Poggio Bustone, paese natale di Battisti, in occasione dell’anniversario della morte, ed è stato il protagonista della docu-fiction dedicata al cantautore italiano “L’uomo di Marzo” –  Il silenzio… il sogno” presentata in anteprima al 57esimo Festival di Sanremo. Ha inciso per la Blue Music  “Mauro Masè, una voce per Battisti”, volumi 1 e 2. Lo incontro mentre sta preparando il tour estivo 2019 che toccherà numerose piazze italiane.

Come è nata la tua passione per Battisti, tanto da aver impostato la tua carriera sulla sua musica, pur scrivendo anche brani tuoi?

L’ho presa dai miei genitori che lo ascoltavano continuamente con il mangiadischi. Da piccolo ero una peste, soltanto quando sentivo le canzoni di Lucio stavo buono, mi calmavo, come se entrassi in un’altra dimensione. Una passione che ho praticamente da sempre.

Anche la critica ha accostato la tua voce a quella di Battisti, riconoscendoti una forte sensibilità. Come ti definiresti? Un suo sosia?

No, non sono un sosia né un imitatore di Battisti, sono un suo interprete, fedele al suo stile.

Qual è la tua canzone preferita del vasto repertorio che Lucio ci ha regalato? Quella che ami maggiormente cantare?

E’ sicuramente “Mi ritorni in mente”. Non so se è la più bella, ma è quella che preferisco, sono cresciuto con le note di questa canzone. E mi ha fatto anche vincere la prima puntata di “Momenti di gloria” condotto da Mike Bongiorno su Canale 5.

Come vengono accolte dal pubblico le canzoni che interpreti?

Con grande entusiasmo, il pubblico è fantastico e canta con me tutte le canzoni. Si tratta di appassionati di tutte le età, di ogni generazione.

Anche all’estero c’è lo stesso coinvolgimento?

Assolutamente. Ho fatto concerti in Cina, Belgio, Canada e Svizzera. C’è un grande entusiasmo tra gli italiani che vivono all’estero ma anche tra i residenti. Ho un bel ricordo dei cinesi, che non conoscevano ovviamente le parole delle canzoni, ma seguivano con estremo interesse, erano contentissimi di sentire la musica italiana che proponevo. Lucio è decisamente anche un artista internazionale, unico nel suo genere. Ha rivoluzionato il pop italiano con una voce rimasta unica.

Una voce che Mauro Masè continua a far vivere nei suoi concerti, sempre affollati. Un eterno omaggio ad un artista che troppo presto ha lasciato le scene e la vita.      

Si può seguire l’attività di Mauro Masè sulla pagina Facebook ufficiale: https://www.facebook.com/MauroMaseofficial/

Musica e acrobazie a Napoli

Domenica 24 febbraio, alle ore 18.00, presso il Teatro PalaPartenope di Napoli (via Barbagallo 115), lo spettacolo dei Black Blues Brothers.

Black e Blue non sono solo colori ma soprattutto stati d’animo. E Brother non è solo una parola ma un modo di essere. Cinque acrobati in stile americano ma con l’africa nel sangue inseguono i capricci di una scalcagnata radio d’epoca che trasmette brani Rhythm & Blues e mettono in scena la loro incredibile carica di energia con un repertorio vastissimo di discipline acrobatiche.

Tra limbo, salti mortali e piramidi umane questa band composta da equilibristi, sbandieratori e danzatori con fuoco, sulle note della colonna sonora del leggendario film, presenta uno spettacolo adatto a un pubblico universale, dove a parlare sono la musica e il virtuosismo acrobatico. Sono i Black Blues Brothers: la loro missione è divertirvi!. Hanno già conquistato gli applausi di decine di migliaia di spettatori in tutta Europa.

Travolti dalle fake news

I social sono pieni di fake news. False informazioni messe in circolo ad arte per avvelenare il clima, in particolare quello politico. E’ la piattaforma Facebook a detenere il triste primato di pubblicazione di fatti non veri condivisi da milioni di persone. Una disinformazione alla quale tutti ci dovremmo ribellare. Ma cosa si fa per contrastare questo fenomeno?

Mark Zuckerberg ha annunciato, di recente, di aver dato vita ad una nuova collaborazione nel Regno Unito con l’associazione benefica e indipendente Full Fact, che si occuperà proprio di verificare la veridicità e l’affidabilità di articoli, immagini e video condivisi sul social network.  Come verrà strutturata questa operazione verità?

Nel comunicato di Facebook si legge: <In pratica, resta sempre valida la segnalazione delle notizie false da parte degli utenti. Ricevuta la segnalazione, entra in gioco il team di Full Fact che procederà all’analisi del contenuto, verificando l’accuratezza del contenuto stesso per poi valutarlo come vero, falso oppure un mix di entrambi. Una volta fatto questo passaggio, gli utenti saranno avvisati se un contenuto che stanno per condividere è stato verificato come falso, ma a nessuno sarà impedito di condividere o leggere qualsiasi contenuto, che sia falso o meno. Full Fact si concentrerà sulla revisione e valutazione della disinformazione che costituisce il maggior potenziale per danneggiare la sicurezza delle persone o minare i processi democratici, come pericolose cure per il cancro, false storie che si diffondono dopo attacchi terroristici o falsi contenuti su come votare prima delle elezioni>.

Ma quale è l’utente tipo che abbocca?  Un recente studio, condotto dalle università di New York e Princeton, ha dimostrato che la propensione a condividere notizie false sui social network non sia del tutto legata allo stato sociale dell’utente, alla formazione, al sesso, quanto, invece, all’età. E sarebbero gli over 65 quelli più solerti a condividere fake news.

E in Italia come siamo messi? Male, molto male. La disinformazione galoppa, coinvolgendo tutto e tutti: Amatrice, reddito di cittadinanza, inchieste giudiziarie, dichiarazioni dei politici, emigrati ecc. ecc. Siamo travolti dalle fake news, si salvi chi può.

Più che di osservatori per verificare quanto si posta (ma della collaborazione di Facebook con Full Act si devono ancora vedere i risultati e, personalmente, non sono molto ottimista) occorrerebbe l’onestà intellettuale di riconoscere, quando viene segnalato, di aver sbagliato a condividere notizie farlocche. E non succede quasi mai. Sarebbe necessario, poi, verificare di persona, attingendo ad altri fonti più credibili, ciò che si sta pubblicando. Ma forse è chiedere troppo, in una società – virtuale o reale non fa differenza – dove prevale la superficialità e l’incattivimento.

Dalla parte dei poveri

Mezzo secolo di solidarietà con al centro gli ultimi. E’ il traguardo eccezionale raggiunto dalla Comunità di Sant’ Egidio, nata a Roma nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II, per iniziativa di Andrea Riccardi, giovane liceale ispirato dal Vangelo e dalla figura di Gesù. Da allora la comunità, un movimento internazionale di laici, è cresciuta fino ad essere presente in 70 Paesi del mondo dove presta aiuto concreto. Assistenza agli anziani, interventi nelle periferie, mensa per i poveri, adozioni a distanza, progetti per la salute e l’alimentazione, corridoi umanitari e quanto occorre per non lasciare solo chi ha bisogno.

Don Paolo Cristiano (nelle foto in alcuni momenti della sua attività e nella prima a sinistra al centro con Riccardi) è un sacerdote da sempre impegnato nel sociale, responsabile di Sant’Egidio in provincia di Frosinone che segue anche alcune comunità in Asia, soprattutto in Pakistan e nelle Filippine. Ci aiuta a conoscere meglio una realtà che si distingue per le risposte che fornisce alle urgenze dei nostri tempi.

Come si può sintetizzare l’opera della Comunità di Sant’Egidio in questi lunghi anni?

Sicuramente con la sintesi che ha fatto Papa Francesco in una delle sue visite alla Comunità: preghiera, poveri e pace. La preghiera è il primo riferimento. Le chiese di Roma e di ogni parte del mondo sono ogni giorno luogo di incontro e di accoglienza per chi voglia ascoltare la Parola di Dio.  I poveri sono le persone verso le quali è indirizzato il nostro impegno. Quando Riccardi fondò la Comunità, come primo contatto andò a visitare i baraccati a Ponte Marconi dove vivevano nell’abbandono famiglie italiane, soprattutto meridionali, che non avevano nulla, emarginate perché parlavano solo il dialetto e chiedevano aiuto. Infine, partendo dal fatto che la guerra è considerata la madre di ogni povertà, la Comunità ha voluto lavorare per la pace, impegnandosi per ristabilirla attraverso il dialogo e la ricerca continua di fraternità.

Chi è il povero di oggi?

E’ la persona che, oltre a non avere risorse materiali, vive il dramma della solitudine, un fenomeno che va studiato e approfondito, che non può essere semplificato perché ognuno ha le sue esigenze. E’ il bambino che chiede di vivere nella pace, è l’anziano che non ha assistenza, è lo straniero che scappa dalle guerre, ma anche dalle catastrofi ambientali. Quello che dispiace è la memoria cortissima della nostra società. Gli italiani baraccati di Ponte Marconi sono i migranti di oggi, accusati ed emarginati per gli stessi motivi. 

Come sono organizzate le vostre strutture nel mondo? E quali sono i progetti principali che si portano avanti?

Le strutture sono gestite da persone del luogo per facilitare i rapporti con le popolazioni, da Roma ci si occupa della formazione e del coordinamento. Tra i progetti, molto importante in Africa è il Dream ( “Disease Relief through Excellent and Advanced Means” cioè “Liberazione dalle malattie attraverso mezzi avanzati ed eccellenti”) che cura le madri sieropositive per evitare la trasmissione dell’Aids ai neonati, bambini che vengono seguiti anche durante la crescita con programmi di alimentazione e scolastici.

La Comunità di Sant’ Egidio significa anche esaltazione del volontariato. Quali persone, oggi, si impegnano in questo importante ruolo?

A noi non piace molto dire volontari, preferiamo indicarli come amici della Comunità che si mettono a disposizione. Sono professionisti, studenti, madri di famiglia che si ritagliano una porzione di cuore per chi ha bisogno. A Frosinone, per fare degli esempi, si occupano molto degli anziani che vivono nelle case di riposo, spesso senza nessuno che vada a trovarli, cercando di ricostruire una rete di solidarietà, portando il calore dove manca, la vicinanza dove c’è la solitudine, ricostruendo le reti sociali dove sono sfibrate, superando l’individualismo.

Oggi, però, la società sta attraversando un momento di incattivimento, persino di odio. Come si muove, un’organizzazione come la vostra, in un clima così avvelenato?

Noi in questo clima ci viviamo dentro. Non abbiamo un approccio ideologico a tali problematiche, ma sappiamo che nella storia (e il nostro fondatore Riccardi è uno storico) i muri non hanno mai portato bene, oltre ad essere anacronistici tanto che sono caduti dappertutto. Percepiamo la rabbia e la paura e sappiamo anche che non si può trasferire tutto il continente africano. E’ necessario, quindi, trovare risposte ad ampio raggio, soluzioni che coniughino la sicurezza dei cittadini e il diritto di voler scappare dalle guerre. E’ in questo contesto che la Comunità di Sant’Egidio ha ideato i corridoi umanitari, una soluzione che permette di verificare chi ha davvero l’esigenza di fuggire da posti dove non è possibile vivere, farli viaggiare su voli di linea eliminando così il rischio di pagare i trafficanti di esseri umani e farli arrivare inseriti già in un progetto di accoglienza non a carico dello Stato. Un modello che funziona.

A Frosinone, dove opera don Paolo Cristiano, la Comunità fondata da Andrea Riccardi è nata dieci anni fa. Due volte a settimana funziona la mensa per i poveri, presso l’ex ospedale, ed è attivo un movimento giovanile formato da studenti liceali. Sabato 19 gennaio, alle ore 17, nella chiesa del Sacro Cuore è in programma un incontro per il 50esimo anniversario della fondazione della Comunità con la presenza del vescovo diocesano, monsignor Ambrogio Spreafico.

La poetessa degli angeli

Sono gli angeli i simboli ricorrenti delle poesie di Umbertina Di Stefano, di Ceccano (Frosinone), autodidatta e innamorata della rima. Il suo primo libro è stato, nel 2013, “L’angelo che prestò le ali ad una Fenice”, ora ha dato alle stampe “Un angelo senza memorie” prodotto dalla casa editrice Il Viandante di Arturo Bernava. La presentazione ufficiale si è tenuta lo scorso novembre a Ceccano con la partecipazione degli attori Anna Mingarelli, che ha recitato le poesie, e Vincenzo Bocciarelli. La copertina del libro è stata realizzata dalla figlia dell’autrice, Valeria Selvini, che insieme al fratello Andrea sostiene in tutto l’attività di Umbertina.

Perché gli angeli? Chi sono per te?

A parte una conoscenza degli angeli fatta sui libri, in realtà per me sono le persone comuni, le brave persone, quelle che quando le incontri facilitano la vita. Tutte le mie esperienze quotidiane finiscono nelle scrittura, anche questo libro è autobiografico.

Quali sono i temi che tratti con le tue poesie?

Gli argomenti sono svariati, ho sempre parlato di tutto e anche di temi duri come, ad esempio, il mobbing sul lavoro. Essendo una donna, non mancano i riferimenti all’amore.

Come accoglie i tuoi lavori chi ti legge?

Sono molto contenta del fatto che arriva soprattutto la semplicità, perché posso anche scrivere con termini ricercati ma sono una persona molto semplice e questo viene apprezzato. Noto, inoltre, che la gente si riconosce nei temi che rappresento, fa davvero piacere.

Come è iniziata la tua passione per la poesia?

In un modo molto semplice. Mi piaceva scrivere biglietti auguri personalizzati, in rima perché ho sempre amato la rima. Un amico medico ha apprezzato molto questo modo di esprimermi e mi ha spronato a scrivere. Il primo libro, infatti, è stato soprattutto un’occasione per ringraziare lui e quanti mi hanno sollecitato in tal senso. Poi ho continuato cercando anche di fare cose nuove. In questo libro, infatti, ho scritto qualche poesia in dialetto, e non è facile, ma mi piace mettermi in gioco.


Sotto il segno dei Pesci 40!

Antonello Venditti festeggia i 40 anni di “Sotto il segno dei Pesci”, uno dei suoi album più significativi, con un concerto intergenerazionale. Sarà accompagnato dalla sua band storica.

Un vero e proprio viaggio con perle entrate nella memoria collettiva di un intero Paese, che raccontano un’epoca e che sono diventate senza tempo, che parlavano ai giovani di allora e che sono capaci di comunicare ai ragazzi di oggi con un linguaggio assolutamente contemporaneo.

Le date:
2 marzo Casalecchio di Reno (Bo), Unipol Arena
8 e 9 marzo Roma, Palazzo dello Sport
16 marzo Napoli, Pala Partenope
22 marzo Torino, Pala Alpitour
29 marzo Assago (Mi), Mediolanum Forum
6 aprile Firenze, Nelson Mandela Forum
13 aprile Bari, Pala Florio
18 maggio Genova, RDS Stadium
25 maggio Perugia, PalaBarton

Giornale cartaceo addio

E’ notizia di questi giorni che cessa le pubblicazioni l’edizione cartacea del mensile Rolling Stone. Rimane solo online con il sito rollingstone.it. <Rolling Stone non chiude ma si evolve per seguire dove va il mondo>, dice Luciano Bernardini de Pace, editore dal settembre 2014, convintissimo della sua scelta: <Il sito ha 2,5 milioni di utenti unici, 435mila follower su Facebook e 231mila su Instagram. Questi sono i numeri che indicano qual è la strada. Il mercato pubblicitario oggi chiede il digitale ed è un’opportunità che secondo me va presa senza esitazioni>.

Le scelte degli editori, comprensibilmente, tengono conto dei freddi numeri e di una società che, evolvendo, diventa sempre più digitale. Ma è davvero evoluzione? Chi, come me, ha lavorato per molti anni nelle redazioni dei quotidiani, non può non avvertire un senso di disagio, pur consapevole che il mondo sta cambiando e che, in qualche modo, è necessario stare al passo con i tempi.

E’ accaduto già con le fotografie. Sono rare, ormai, quelle stampate, raccolte in un album da vedere e rivedere. Adesso i ricordi restano negli smartphone e sui social. Ma hanno lo stesso valore? E danno le stesse emozioni?

Siamo destinati a vivere anche senza il giornale cartaceo? Temo di sì. Perdendo anche un rito che i giovanissimi neppure conoscono: l’acquisto del quotidiano dall’edicolante, con il profumo della stampa fresca. Prenderlo e tenerlo tra le mani, sfogliarlo, spiegazzarlo, riporlo a fine giornata pensando all’edizione del giorno dopo.

E’ la stessa cosa leggere su un monitor? Sicuramente più veloce, meno dispendioso, più pratico. Un gesto solo meccanico, che mai potrà rimpiazzare la bellezza di girare pagine e macchiarsi le dita di inchiostro.

Tutti pazzi per lo sceneggiato

Dal 15 gennaio al 17 febbraio, alla Casa del Cinema di Roma, cinque tra i più famosi sceneggiati italiani della Rai. L’ingresso è libero.

I modelli dello sceneggiato italiano ideato e prodotto dalla Rai hanno fatto storia e hanno creato una memoria collettiva che ha scandito almeno quattro decenni dell’immaginario collettivo. Sono i capolavori di registi nati col cinema o la televisione: da Anton Giulio Majano a Sandro Bolchi, da Renato Castellani a Sergio Sollima, a Ugo Gregoretti per citarne solo alcuni. La storia dei loro capolavori apre la porta della grande fiction d’autore alla Casa del Cinema che da martedì 15 gennaio propone un primo, avventuroso viaggio nella storia dello sceneggiato.

Si comincerà con La vita di Leonardo da Vinci di Renato Castellani (5 episodi) interpretato da un formidabile Philippe Leroy andato in onda dal 24 ottobre al 21 novembre 1971 e oggi riproposto nel quinto centenario della nascita di Leonardo. Fu girato a colori nonostante le trasmissioni di allora fossero ancora in Bianco e Nero ed ebbe un cast di grandi volti del cinema, del teatro e della tv: da Giampiero Albertini a Ottavia Piccoli, da Bianca Toccafondi a Glauco Onorato, da Bruno Cirino al piccolo Renato Cestiè.

Il secondo appuntamento sarà con uno dei “padri” dello sceneggiato, Sandro Bolchi e il suo Il mulino del Po (cinque puntate del 1963) tratto dal romanzo di Riccardo Bacchelli, con Raf Vallone, Giulia Lazzarini, Gastone Moschin e Tino Carraro, in programma alla Casa del Cinema dal 22 gennaio. Nelle settimane successive: Il circolo Pickwick di Ugo Gregoretti (1968) dal romanzo di Charles Dickens (dal 29 gennaio) e Sandokan diretto da Sergio Sollima (1976) e interpretato da Kabir Bedi, uno dei più grandi successi nella storia della Rai (dal 5 febbraio).

In chiusura, dal 13 febbraio, un irresistibile I promessi sposi (1990), versione parodistica del capolavoro di Alessandro Manzoni rivisitato con estro personalissimo da Massimo Lopez, Tullio Solenghi e Anna Marchesini con la regia del Trio.

Prima dei serial, un  progetto realizzato da Casa del Cinema in collaborazione con Rai Teche, è la prima puntata di un programma a più ampio respiro dedicato all’universo della fiction e della serialità. Anche per questo, in occasione dei primi cinque appuntamenti, Casa del Cinema propone un referendum tra il pubblico e gli appassionati chiedendo quali sceneggiati della storia della Rai vorreste rivedere (o scoprire) sul piccolo schermo: i suggerimenti ricevuti si tradurranno in una seconda serie di appuntamenti presto in programma. Il referendum viene pubblicato sul sito ufficiale www.casadelcinema.it e distribuito in occasione delle proiezioni alla Casa del Cinema.


Faber l’indimenticabile

Da venti anni ci ha lasciato Fabrizio De Andrè, che parlando della sua scelta di fare musica disse: <Cosa avrebbe potuto fare alla fine degli anni Cinquanta un giovane nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe, innamorato dei topi e dei piccioni, forte bevitore, vagheggiatore di ogni miglioramento sociale, amico delle bagasce, cantore feroce di qualunque cordata politica, sposo inaffidabile, musicomane e assatanato di qualsiasi pezzo di carta stampata? Se fosse sopravvissuto e gliene si fosse data l’occasione, costui, molto probabilmente, sarebbe diventato un cantautore. Così infatti è stato ma ci voleva un esempio>.

Ma dire “fare musica” nel caso di Faber è riduttivo. Perché De Andrè, che per i critici è il più grande cantautore italiano, ci ha insegnato a guardare la vita con gli occhi dell’umanità. Con i suoi testi, anche esagerati e sconvolgenti, che sanno di impegno sociale ma anche di amore, che parlano di cattivi e di fate buone, di lotte politiche e intime contraddizioni.

Una discografia immensa, la sua, con testi che non possono lasciare indifferenti. Oggi la sua Genova lo ha ricordato con vari eventi, ma anche altre città hanno voluto fare un tributo a Faber (il nomignolo che gli diede l’amico Paolo Villaggio) a venti anni dalla scomparsa. Un vuoto enorme, fortunatamente colmato – come accade solo con i grandi – dalla sua musica senza tempo.