Miriam Diurni, una guida in rosa per gli industriali ciociari

Anagnina, 45 anni, studi umanistici e una vasta esperienza nel campo imprenditoriale. Miriam Diurni è stata eletta presidente degli industriali ciociari lo scorso ottobre dopo un lungo percorso lavorativo.

Una donna alla guida di Unindustria Frosinone: la considera una conquista personale o il segno di una società che si evolve?

Entrambe le cose. Ormai e per fortuna, nella società odierna le donne ricoprono un po’ tutti i ruoli. Questo è dovuto sicuramente ad una diversa percezione ed apertura nei confronti di quello che veniva considerato il “sesso debole”. E sinceramente penso perché ci si è resi conto che le donne di debole hanno ben poco, anzi, hanno saputo dimostrare di avere le competenze e le attitudini per ricoprire ogni ruolo. Oggi possiamo affermare di avere conquistato le pari opportunità, anche se non nego che bisogna continuare a lavorarci sopra: è ancora molto raro, ad esempio, che, quando si pensa a chi potrebbe ricoprire un ruolo apicale, venga in mente per prima una donna. Dal punto di vista personale, più che una conquista, considero la mia nomina il coronamento del mio impegno in associazione. Ho iniziato anni fa con il Gruppo Giovani Imprenditori, poi con il Comitato Piccola Industria; ho partecipato attivamente sia alle iniziative a livello locale che a livello regionale, ho acquisito esperienza e conosciuto il territorio e posso dire che l’ho fatto anche divertendomi e sempre con entusiasmo. Probabilmente anche questo è trapelato.

In una sua dichiarazione ha affermato che fare l’imprenditrice e la mamma è difficile ma non impossibile. Come si riesce a conciliare i due impegni?

Con l’organizzazione, innanzitutto, e con il supporto di tutta la famiglia: soprattutto del mio compagno per il quale non è assolutamente un problema condividere le responsabilità in casa, in particolare quelle genitoriali. Semplicemente, ci dividiamo i compiti in base al tempo che ognuno di noi, di volta in volta, ha a disposizione. Poi bisogna rinunciare un po’ al tempo libero, che in questi casi va completamente dedicato alla famiglia, per fare cose insieme e parlare. Per il resto si impara a correre, ad “incastrare” gli impegni e a dimenticare la stanchezza quando i figli hanno bisogno.

Guardando alla sua carriera, ritiene di avere incontrato difficoltà in quanto donna?

Personalmente, ritengo di essere stata fortunata e, in qualche modo, rispetto a tante altre donne, agevolata dal fatto di essere figlia di imprenditore ed aver costruito la mia carriera all’interno dell’azienda di famiglia. Certo, guardandomi indietro oggi, mi rendo conto che il mio percorso non è stato così facile come a prima vista potrebbe sembrare. Ho fatto la gavetta ed ho dovuto dimostrare, anche a me stessa oltre che agli altri, che il mio valore andava oltre l’essere semplicemente la figlia del capo. Ad esempio, mai avrei pensato, vent’anni fa quando ho iniziato, che un giorno sarei stata a capo del Consiglio di amministrazione dell’azienda o che sarei stata eletta Presidente di Unindustria Frosinone, la percezione che avevo è che quelli fossero ruoli in qualche modo già “destinati” agli uomini. In alcuni contesti e circostanze, ad esempio, una delle difficoltà che come donna incontri, soprattutto quando sei giovane, è quella di doverti letteralmente conquistare lo spazio per parlare, per far valere la tua opinione e, perché no?, influenzare le decisioni strategiche. Molte donne, per questo, rinunciano. Io ho imparato ad essere sintetica, ma efficace.

E quali sono state le tappe di questa carriera fondamentali per arrivare al ruolo che oggi ricopre?

In azienda sono entrata sin da giovane ed ho iniziato dal basso, imparando così a conoscerne tutti i settori e le funzioni. Ho cominciato in un momento in cui l’azienda cresceva e si andava sempre più strutturando: quando ne ho intravisto la possibilità, ho chiesto che mi fossero affidate delle responsabilità dirette. La svolta poi è stata improvvisa ed inaspettata: la morte di mio padre in un momento in cui l’azienda soffriva già da qualche anno un periodo di crisi. C’era bisogno in quel momento di innescare un cambiamento, di reagire con un approccio nuovo, per questo motivo io e mio cugino, che facevamo già entrambi parte del management, abbiamo preso le redini. Anche in Unindustria, in un certo senso, ho fatto la gavetta… Sono entrata nel Gruppo Giovani Imprenditori, prima come semplice componente, poi come vice-presidente; poi nel Comitato Piccola Industria, dove fino a maggio sono stata Presidente del Comitato di Frosinone e vicepresidente regionale. Sono vice-presidente della Sezione Trasporti, fin dalla costituzione di Unindustria come associazione che unisce tutte le articolazioni territoriali del Lazio. Sono stata impegnata anche in Camera di Commercio e nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Frosinone. Poi è arrivata la proposta di succedere a Giovanni Turriziani alla guida di Unindustria Frosinone. Non nego che inizialmente ho avuto qualche titubanza per via della grande responsabilità che tale ruolo richiede: a convincermi sono stati il sostegno e la fiducia che sia Giovanni Turriziani che tutti gli imprenditori della provincia mi hanno dimostrato. Non smetterò mai di ringraziarli per questo. Sono sicura che insieme riusciremo a traghettare la nostra provincia fuori dalla crisi economica e sanitaria che da un anno ci sta attanagliando.

Sinergia, dialogo e ascolto. Sembrano essere le direttrici che segue come imprenditrice e come presidente di Unindustria. Crede che in questo le donne abbiano una marcia in più?

Sicuramente sì. Le donne in linea di massima sono più sensibili in questo senso, non so se perché sono naturalmente predisposte o perché imparano ad esserlo. Qualunque sia il motivo, in questo momento abbiamo bisogno di empatia, di saper guardare oltre, ribaltare i punti di vista. Personalmente ritengo che sia fondamentale lavorare in team per analizzare i problemi sotto diverse sfaccettature, perché dove non vede una persona, magari vede un’altra. Il dialogo, il confronto, l’ascolto sono importanti in tutti i settori perché sono utili ad ampliare le prospettive. Io sono una persona con delle convinzioni ben definite, ma mi entusiasmo quando trovo chi è capace, con argomentazioni efficaci, di farmi cambiare idea.

Come è lo stato dell’imprenditoria femminile nella provincia di Frosinone?    

Secondo il Rapporto 2020 sull’imprenditoria femminile di Unioncamere, Frosinone si trova tra le prime dieci posizioni, esattamente al quarto posto, nelle graduatorie provinciali per incidenza percentuale delle imprese femminili sul totale delle imprese. Nell’anno 2019 in provincia di Frosinone si contavano 4128 imprese femminili, il 27,9% sul totale delle imprese nel territorio provinciale. Per un confronto, il dato a livello nazionale è del 22% sul totale delle imprese. Per lo più, le imprese gestite da donne fanno parte del settore terziario, sono principalmente imprese medio-piccole e sono maggiormente sviluppate al centro-sud. Il Lazio, nella graduatoria regionale, si trova al secondo posto, dopo la Lombardia. Sono dati che testimoniano un ruolo molto attivo delle donne nel tessuto imprenditoriale della provincia. Aggiungendo ai dati un commento personale, a proposito delle imprenditrici ciociare che ho il piacere di conoscere, posso dire che, non solo sono molto attive, ma anche competenti, innovative e determinate.

Ad Anagni scatti di bellezza con il calendario Art & Moda 2021

I mesi del nuovo anno potranno essere scanditi anche dagli scorci di una delle più belle città medievali del Lazio, Anagni, messi in risalto dal calendario Art & Moda 2021. Si potranno ammirare scatti che vedono aggiungersi, alla maestosità dei luoghi, la bellezza dei modelli e delle modelle dello Studio 13 Agency Events che promuove l’iniziativa.  

Oggi la presentazione al pubblico del calendario, soltanto on-line dati i tempi di restrizioni, arrivato alla quarta edizione con nuove partnership e collaborazioni con alcuni commercianti di Anagni.

Hanno partecipato il Maestro orafo Maurizio Imperia, la stilista Fabiola Quarmi Couture, la boutique La Castellana, Mampieri Moda e Petit Fleur. Le acconciature sono state curate da Effetto Donna.

A loro vanno i ringraziamenti degli organizzatori, estesi a Retro Garage, il Giardino delle fate e Frantoio del Vicolo Divino per la concessione degli spazi esterni dove è stato realizzato il servizio curato da Fotografi Sportivi.

L’idea è firmata dal talent scout Marco Franceschetti, che dichiara: “Ringrazio l’amministrazione comunale di Anagni per la gentile concessione per la realizzazione di tutti gli scatti nella ridente cittadina. Il calendario sta riscuotendo un numeroso successo di prenotazioni. Chi volesse prenotarlo, potrà recarsi presso i commercianti elencati oppure inviare un sms al numero 389.90.41.407”.

Patto di amicizia tra Anagni a Assisi nel nome di Chiara

di Enrica Bruni – Il prossimo 11 agosto, nella sala consiliare del Comune di Assisi, verrà siglato il Patto di Amicizia tra le due comunità rappresentate dal sindaco di Anagni, Daniele Natalia, e il sindaco di Assisi, Stefania Proietti, e le loro delegazioni. Una cerimonia semplice sancirà il legame tra le due città, permeate fin dal Medioevo di storia religiosa di altissimo significato, ben nota, documentata e conosciuta in tutto il mondo.

Questo Patto di Amicizia consentirà di promuovere, in modo unitario e coordinato, diverse iniziative per aumentare la visibilità e la promozione delle straordinarie ricchezze artistiche e culturali, un patrimonio dell’umanità e del sentimento religioso, che Assisi e Anagni custodiscono da tanti secoli.

La storia delle nostre città, interpretata dai massimi interpreti dell’epoca, appare senza dubbio intrecciata alle personali vicissitudini di San Francesco e Santa Chiara, alla loro santità, che si rivelava già in vita al popolo attraverso ogni loro gesto e azione.

Quasi come due rotaie dello stesso binario, le loro esistenze correvano parallele, collegate e sorrette dalla stessa vivida fede e dal desiderio di testimoniare in casta umiltà il Vangelo in ogni loro opera e iniziativa, sempre a favore dei sofferenti e dei poveri.

Tre Papi anagnini si sono confrontati con la santità di Chiara e Francesco. Gregorio IX aiutò Francesco a redigere la sua regola. Alessandro IV, nell’ anno 1255, iscrisse Santa Chiara nel libro dei Santi, a soli due anni dalla morte, nella maestosa Cattedrale di Santa Maria Annunziata di Anagni. Il pontefice Innocenzo III ne approvò la regola non bollata, di cui il prossimo anno ricorre l’ottavo centenario.       

L’esistenza terrena di Santa Chiara, le circostanze personali, le sue opere di preghiera e di carità, si svolsero quasi in simbiosi spirituale con quelle di San Francesco, che conobbe sin da bambina e che le ispirò l’ideale di vita a cui rimase fedele fino alla morte avvenuta l’11 agosto 1253 ad Assisi, dove le sue spoglie riposano nella stupenda Basilica a lei dedicata.

Così oggi, questo impegnativo incontro tra le due città che segnarono da una parte la vita terrena e dall’altra l’ascesa agli altari di Santa Chiara, trova la sua valida ragion d’essere e il suo fondamento in queste radici antiche. In questo filo invisibile dello spirito, teso tra Assisi e Anagni fin da quel lontano e lieto evento di canonizzazione.  

In questi tempi di spinta globalizzazione, dell’apparire mediatico, degli schermi sempre accesi e accessibili delle telecomunicazioni, di cui Santa Chiara fu dichiarata patrona da Papa Pio XII nel 1958, si celebra questo patto di amicizia fra le due comunità, riprendendo idealmente e portando ancora avanti quel binario su cui tutti possono salire, indicato da Chiara e Francesco quale unico percorso di salvezza possibile per tutta l’umanità.

Questo vincolo amicale tra i luoghi legati alla Santa, proprio nel giorno della sua ricorrenza, si concretizza in un’annata difficile per tutto il mondo, in un tempo che, a causa della pandemia, non concede spazio a particolari sfarzi o festeggiamenti in grande stile, imponendo sobrietà in tutte le cerimonie pubbliche.

Ma, forse, a Santa Chiara questa semplicità ridotta all’essenziale sarà comunque gradita. Perché lei preferiva pregare, vivere e sacrificarsi nell’ombra, per meglio indicare agli uomini, presi dai loro travagli, tutto il fulgore della luce eterna che li attendeva fuori dal tunnel delle loro tribolazioni e di cui voleva essere solo un umile specchio fedele.     

Ringrazio l’Amministrazione comunale di Assisi e questa città che mi hanno accolto con gentilezza e affabilità. Grazie agli amici che nei momenti di difficoltà non mi hanno mai abbandonato.

Enrica