Overdose di cronaca nera in tv. E la morte diventa spettacolo

Oltre dodici ore al giorno vengono dedicate quotidianamente, nei palinsesti televisivi, ai casi più intricati della cronaca nera nazionale. Un’orgia di servizi, dibattiti ed opinioni, con colpi di scena e svolte (quasi sempre presunti) che non hanno fine. Una vera e propria overdose di trasmissioni crime che rischia (o forse è già successo) di trasformare il dramma in soap opera.

Ogni giorno collegamenti con Garlasco, Rimini e Trieste per i casi diventati più famosi in una sorta di hit parade della tragedia: l’uccisione, rispettivamente, di Chiara Poggi, Pierina Paganelli e Liliana Resinovich. Per il primo delitto, dopo 18 anni e una condanna in via definitiva a carico di Alberto Stasi, fidanzato della vittima, nuove indagini e il nuovo indagato Andrea Sempio, con in parallelo il sospetto di una corruzione in atti giudiziari dell’ex magistrato Venditti. Processo in corso, invece, per Louiss Dassilva, unico imputato per la morte dell’anziana di Rimini, in una storia dove si intrecciano sesso, odio, tradimenti e un’atmosfera da “tutti contro tutti”. Mentre si attende (da tempo) di sapere cosa sia successo alla pensionata triestina, data per suicida prima dell’iscrizione nel registro degli indagati del marito Sebastiano Visentin, ora accusato di aver ucciso la moglie.

Indubbiamente tre storie facilmente suscettibili di interesse da parte dell’opinione pubblica e che per questo hanno monopolizzato gli spazi dei programmi televisivi di approfondimento. Ma nella corretta misura? O si sta esagerando?

Dalla giusta attenzione data a casi particolarmente cruenti, in poco tempo si è passati ad un carosello di opinioni, congetture, suggestioni, illazioni e ricostruzioni dei delitti spesso a ruota libera, senza alcuna base scientifica, molte volte il tutto dettato – soprattutto sulle pagine social delle trasmissioni più seguite – dalla simpatia che suscitano i protagonisti delle storie, addirittura di come si vestono, come si pettinano, come parlano.

Senza contare che le trasmissioni che si occupano di cronaca nera sono diventate, ormai, anche vetrine privilegiate per avvocati, criminologi ed opinionisti che passano ogni giorno da una rete all’altra, in una sorta di tour mediatico sempre più pressante.

Si ha l’impressione, anche se i distinguo ci sono seppure rari, che a comandare sia soltanto lo share, che le vittime diventino figure sempre più sbiadite e che la ricerca della verità sia esclusivamente un pretesto per fare spettacolo.

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