Il teatro nelle case per resistere alla pandemia

Durante il lockdown, chiuso nella sua abitazione di Roma, ha portato il teatro e l’arte nelle case dei followers attraverso la sua pagina di Facebook come segno di condivisione e di speranza. Un’esperienza raccontata nel libro “Sulle ali dell’arte” della casa editrice Accademia Edizioni ed Eventi di Giuseppe De Nicola, presentato in anteprima nazionale il 28 luglio ad Ascoli Piceno e che a breve si potrà trovare in 2500 librerie italiane. Ancora un successo per Vincenzo Bocciarelli, attore di teatro, cinema e televisione ma anche insegnante di recitazione e pittore. Recentemente l’artista ha ricevuto l’attestato di benemerenza, conferito dall’Academy of Art and Image, per l’impegno profuso e il fattivo contributo culturale e sociale. Lo incontro mentre è impegnato con la Compagnia di Sebastiano Lo Monaco nelle prove dell’Amleto di Shakespeare che debutterà in autunno a Verbania. Lui interpreterà Re Claudio, patrigno di Amleto, con la regia di Alessio Pizzech.

Che tipo di esperienza è stata “Bocciarelli Home Theatre”, l’appuntamento social ideato nel periodo dell’isolamento causa Covid?

 Ho voluto dialogare con il pubblico in un momento solo in apparenza di smarrimento, che in realtà è diventato un’occasione per ritrovarsi. Una cura dello spirito e dell’anima attraverso l’arte e il teatro come strumenti di condivisione. Ho trovato persone con un grande peso specifico, molto connesse alla luce, decisamente belle anime. Ne è nato un gruppo di bocciarelliani e bocciarelliane che ho voluto coinvolgere in prima persona selezionando le loro poesie, le loro dediche, le loro riflessioni, i loro scritti. Un momento catartico, emozionante. Un vero e proprio percorso, gremito di presenze virtuali ma molto concrete, che ho voluto poi sviscerare, soprattutto di notte, per farne un racconto.  

In questo libro racconti anche molto di te come persona e non solo come attore.

Mi sono messo a nudo, quasi senza rendermene conto, perché ho raccontato anche questioni molto intime. Ma ho voglia di sincerità e di avere il coraggio di dire come stanno le cose. E credo di poterle dire dopo tanti anni di vissuto e di viaggi. Racconto anche di un mondo che sta andando a scatafascio, come quando tornando in Italia da un set in Thailandia non riconoscevo più il mio Paese. Ma racconto soprattutto la mia vita da eremita, i sogni, le disavventure, i voli pindarici.

Il teatro con Glauco Mauri e Giorgio Albertazzi, il cinema con Florestano Vancini e Giulio Base e le fiction televisive “Orgoglio”, “Il bello delle donne”, “Un caso di coscienza”, solo per citare alcune delle tue numerose esperienze. Ma quale è l’espressione artistica che ti rappresenta maggiormente?

Vengo dal grande teatro ed è quello che mi rappresenta di più perché è nel teatro che posso esprimere tutte le mie potenzialità, senza i limiti dell’inquadratura del cinema e della televisione.  Sul palcoscenico sei te stesso, devi gestirti da solo. Nel cinema devi trovare il personaggio giusto, un buon direttore della fotografia e un ottimo montatore perché un montaggio sbagliato può rovinare anche la migliore interpretazione.

La televisione ti ha dato molta popolarità, cosa significa per chi viene dal teatro?

La tv è stata una palestra pazzesca e mi ha fatto conoscere al grande pubblico, un’esperienza bellissima che mi ha viziato un po’. Ho avuto subito empatia con il pubblico delle grandi fiction, ho sentito concretamente apprezzamenti, ammirazione e amore. Continuamente mi chiedono quando torno in televisione, mi dicono che sono bravo e questo  fa molto piacere.

Intanto ti prepari a debuttare con Amleto, ma nell’imminenza anche a condurre la 15esima edizione del concorso internazionale “Musica Sacra” 2020 in programma venerdì 4 settembre alle 20.30 nella Basilica dei Santi dodici Apostoli di Roma che sarà trasmesso in mondovisione su TelePace, Maria Tv  e Radio Vaticana.

Sono molto felice di essere stato chiamato a condurre il concerto di gala, un evento internazionale di alto valore e colgo l’occasione per ringraziare la gentilissima Daniela de Marco, direttrice artistica dell’Accademia Musicale Europea e del concorso per questa meravigliosa opportunità. Per me rappresenta inoltre un ritorno al grande pubblico dopo mesi durante i quali mi sono visto cancellare e slittare opportunità di lavoro e impegni per ovvi motivi. Sono molto felice ed emozionato che tutto ciò avvenga dal cuore della città eterna, la mia Roma, che amo profondamente.