In chat con un truffatore “romantico”

Quando Justin Mitonga mi chiede l’amicizia su Facebook, riconosco subito quella foto, rubata ad un attore dell’Azerbaijan per truffare numerose donne con false promesse di matrimonio e ingannevoli storie di amore. Sono le cosiddette truffe “romantiche”, che di romantico non hanno nulla. Un’immagine, tra le più utilizzate dall’organizzazione criminale che si cela dietro questi raggiri, resa pubblica dalla trasmissione “Chi l’ha visto?” insieme a decine di altre foto rubate a personaggi in vista per estorcere denaro a donne sole e psicologicamente fragili. Una foto, quella che nel mio caso risponde al nome di Justin Mitonga, scelta anche per far innamorare Caterina. Lei, una semplice pensionata, per trovare i diecimila euro che chiedeva Matteo, il suo innamorato in rete, è arrivata a indebitarsi. Una volta ottenuto i soldi, ovviamente Matteo è sparito e Caterina, resasi conto di essere stata vittima di una truffa, si è lasciata morire. Per la vergogna e per la delusione.

Il mio primo istinto è quello di eliminare la richiesta. Poi prevale la curiosità del mestiere. E la voglia di capire come agiscono questi criminali del web, collegati alla mafia nigeriana, in grado di far cadere in trappola un’infinità di donne (ma tra le vittime ci sono anche molti uomini) pronte a sborsare migliaia di euro pur di accontentare un sedicente promesso sposo.

Accetto l’amicizia di Justin Mitonga e controllo subito il suo profilo Facebook. Non c’è traccia di altre amicizie o di post. Il motivo lo spiega lui alla prima chat che non tarda ad arrivare: è da poco su Facebook, si è iscritto per conoscere gente dopo la separazione dalla moglie ed è rimasto colpito da me. Si presenta come un ingegnere edile, francese, in cerca di nuove amicizie. Naturalmente vuole sapere tutto di me. Mi spaccio per romana, titolare di un negozio di abbigliamento, anch’io separata.

Tutto come da copione. Justin è gentile, premuroso, si fa vivo un paio di volte al giorno interessandosi della mia giornata di lavoro, chiede continuamente come sto, si dice contento di avere questa nuova amicizia.

Al quarto giorno di “amicizia” invia la “sua” foto con i “suoi” tre figli. Anch’essa rubata all’attore. Dice di essere innamorato dei suoi ragazzi, accreditandosi così anche come papà affettuoso. Quando gli faccio i complimenti per la bellezza dei figli, rinomina il mio profilo con il nome “Il mio amore”. Poi sparisce per un paio di giorni. Quando riappare, mi spiega che ha avuto problemi con la connessione Internet, di non averla potuta rinnovare per un momentaneo problema economico. Aggiungendo che, pur di sentire il suo amore (che sarei io), sta usando la connessione di un vicino di casa.

Dopo una settimana, comincia ad inviare cuoricini e a pronunciare frasi d’amore. Faccio la difficile, chiedo perché si espone così tanto dal momento che non ci conosciamo. Mi telefona con messenger, non rispondo, gli scrivo di essere molto impegnata. Lui è comprensivo, si scusa e mi chiede di metterci in contatto con Hangout per conoscerci meglio. Prendo tempo, gli dico che possiamo farlo anche su messenger. Risponde che in questo modo viene disturbato da troppe notifiche, mentre il suo desiderio è quello di parlare con me nella massima tranquillità.

I contatti vanno avanti per una quindicina di giorni durante i quali Justin insiste per conoscere il mio indirizzo di posta elettronica così da accedere alla chat Hangout. Io temporeggio. Per convincermi, intensifica le sue dichiarazioni d’amore, mi riempie di attenzioni, si dice innamorato pazzo. Continuo a stare al gioco.

A questo punto, però, l’account di Justin Mitonga viene disattivato. Non so cosa sia accaduto. Forse ha avuto problemi con altri contatti, potrebbero averlo scoperto, oppure ha visto bene il mio profilo – mi sono accorta che da qualche giorno segue le mie storie – scoprendo che lavoro faccio veramente. Un mestiere rischioso, per gente come lui.

Al termine di questa esperienza, trovo incredibile che, nonostante questa foto rubata e molte altre siano ormai di dominio pubblico, si continui ad utilizzarle per ingannare donne indifese di tutto il mondo. Nella giungla che è diventato il web, queste truffe – le indagini hanno appurato che partono soprattutto dalla Costa d’Avorio – sono sicuramente tra le più odiose perché vanno a colpire i sentimenti di persone vulnerabili, facilmente raggirabili con precise tattiche psicologiche, evidentemente ben studiate.

Ma il mio pensiero va soprattutto a Caterina, morta perché ha visto naufragare il suo sogno d’amore, e a tutte le altre donne prese in giro nella maniera più ignobile.

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