Giusy Ventimiglia, un mistero lungo tre anni

Quale è stato il destino di Giusy Ventimiglia? Cosa è accaduto a questa giovane donna fragile, già provata da un matrimonio infelice? Dopo tre anni quali speranze ci sono di trovare, almeno, il suo corpo? Sono le angoscianti domande che si pone la famiglia della donna, sparita il 13 novembre 2016 da Bagheria, in provincia di Palermo. All’epoca della scomparsa aveva 35 anni.

Giusy Ventimiglia, nata nel 1981, è uscita alle 7.30 di una domenica qualunque dalla casa del padre, che la ospitava dopo la fine della sua storia con il marito Michele da cui ha avuto un figlio (oggi ha 19 anni), e di lei non si è saputo più nulla. Il telefono ha agganciato per l’ultima volta la cella di una zona degradata delle campagne di Bagheria, tra le contrade Cordova e Dolce Impoverile. Cosa ci facesse Giusy in quel posto, in un orario piuttosto insolito per le sue abitudini, è ancora un mistero. Un mistero lungo tre anni.

Ne parlo con il fratello Salvo, convinto che Giusy sia ormai morta, e che a nome di tutta la famiglia – il padre, un altro fratello e una sorella – non smetterà mai di chiedere verità e giustizia. Salvo è anche il compagno di Lidia Vivoli, sopravvissuta nel 2012 all’aggressione dell’ex fidanzato, impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne.  

Salvo Ventimiglia

Salvo, cosa pensa che sia successo a sua sorella?

Sono certo che mia sorella non ci sia più e che il colpevole se ne stia tranquillo tra Bagheria e dintorni. Giusy è stata vittima dell’ennesimo femminicidio.

Quindi crede che sia stata uccisa da un uomo che Giusy frequentava. La famiglia non era al corrente di una relazione?

No, mia sorella non si confidava, neanche con suo figlio. Con mio nipote ho cercato di sapere qualcosa, ma non mi ha saputo dire nulla. L’ha sentita la sera prima al telefono, era calma e tranquilla. Riguardo le sue frequentazioni, mi ha confermato che gli amici di Giusy erano effettivamente quelli intervistati da “Chi l’ha visto?”. E’ stato anche detto che Floriana, la sua migliore amica, le prendesse degli appuntamenti con gli uomini, ma a noi non risulta. Nessuno, prima della sua scomparsa, è venuta ad avvertirci di questa cosa e la nostra famiglia non avrebbe mai permesso che Giusy facesse il “mestiere”.  Oltretutto perché, se faceva questo, avrebbe avuto bisogno di rubare soldi e buoni fruttiferi, per oltre 10mila euro, dalla cassaforte di mio padre, come ha fatto? A chi li ha dati questi soldi? Certamente non li ha spesi per lei, mia sorella non andava dal parrucchiere, non andava dall’ estetista e si faceva dare i vestiti alla Caritas.

Le ricerche sono scattate subito?

Sono partite tardi, per il discorso dell’ allontanamento volontario che escludiamo assolutamente, Giusy non avrebbe mai lasciato il figlio. Non sappiamo neanche se sia uscita volontariamente da casa, perché non ci spieghiamo il motivo per cui abbia lasciato scritto il suo numero di telefono e il suo nome su un biglietto, lasciandolo attaccato al portachiavi dell’ingresso di casa. Forse in quel momento sapeva già che la sera non sarebbe rientrata. Nella zona dove è stato posizionato il suo cellulare sono state fatte le ricerche, ma solo a gennaio del 2017 e per mezza giornata.

A che punto sono le indagini?

Non sappiamo nulla, ho una grande rabbia perché noi familiari veniamo tenuti all’oscuro, non abbiamo mai comunicazioni. L’ultima volta che siamo stati convocati in Procura è stato a marzo del 2017, dopodiché il 15 giugno di quest’anno è stato convocato mio padre, 31 mesi dopo la scomparsa di mia sorella, per un prelievo del Dna.

Il prelievo del Dna è un atto importante, vi è stato spiegato il motivo?

Ci hanno detto che si tratta di una prassi, ma dopo tanto tempo ci sembra assurdo. Abbiamo potuto solo fare delle ipotesi, forse serviva per la comparazione con i resti ritrovati di un cadavere non identificato, ma non abbiamo certezze. L’unica cosa che hanno detto è che le indagini sono aperte e sono molto complicate.

Durante un collegamento con “Chi l’ha visto?”, che ha seguito molto il caso, un uomo di Bagheria davanti alle telecamere urlò che Giusy non sarebbe stata mai ritrovata. E’ stata approfondita questa dichiarazione?

Si tratta di una persona che, lo abbiamo appurato dopo, frequentava lo stesso bar dove mia sorella passava molto tempo. Ho avuto occasione di parlargli, mi ha detto esplicitamente che le persone coinvolte nella scomparsa di mia sorella hanno mentito, che non hanno detto tutto quello che sapevano. Mi ha detto anche che conosceva Giusy, cosa che non aveva dichiarato all’epoca. E si è rifiutato di dire quello che sapeva ai carabinieri. A questo punto l’ho segnalato io, ma non so se è stato ascoltato dagli inquirenti. Da lui ho ricevuto messaggi audio con minacce e offese perché non voleva essere coinvolto, non voleva essere cercato. Io l’ho denunciato e il 18 ci sarà l’udienza. Altro elemento controverso è la testimonianza di Floriana, l’amica di Giusy, che ha dato diverse versioni, poi morta di infarto.

Suo padre ha detto che, la mattina della scomparsa, Giusy si era truccata nonostante non fosse una sua abitudine. Cosa potrebbe significare questo particolare?


Conferma che quella mattina aveva un appuntamento a cui teneva. Giusy non si truccava mai, si metteva un cerchietto tra i capelli e basta.

Lei parla spesso dell’omertà che ha trovato nel suo paese. Chi vi sta vicino, chi vi sostiene in questo dramma?

Nessuno del mio paese. Solo la redazione di “Chi l’ha visto?” ha fatto il possibile, si è informata in Procura e ci è stata vicina con grande affetto.

Dopo tre lunghi anni, cosa chiede la famiglia Ventimiglia?

Vogliamo sapere cosa è successo a mia sorella e chi le ha fatto del male. E vogliamo che venga ritrovato il suo corpo per avere un posto dove piangerla.

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