Cosimo racconta Sasà: è stata la mia terapia

Lui è Salvatore Cerruti, per gli amici Sasà o Cerry.  E’ il personaggio del vigile urbano interpretato da Cosimo Alberti, 53 anni, napoletano, nella fiction italiana “Un posto al sole”.  Inserito inizialmente nella serie quasi come una comparsa, nel corso del tempo Sasà è riuscito a ritagliarsi un ruolo centrale, tanto da arrivare ad essere uno dei volti più apprezzati dal pubblico. Grazie indubbiamente alla simpatia del personaggio creato dagli autori, ma soprattutto alla bravura dell’attore che veste i suoi panni. Ho voluto incontrarlo per conoscerlo meglio e, come Sasà, ha simpatia da vendere.

Cosimo, quando hai iniziato a recitare?

Ho iniziato da piccolo con padre Roberto nell’asilo dove mia madre mi mandava. Padre Roberto era un vero artista e portava i sacramenti in scena. Organizzava piccole recite e io partecipavo. Oltre a recitare, ero un animatore, coinvolgevo gli altri. Avevo 13-14 anni, una mia amica mi parlò di un laboratorio teatrale e ho iniziato così. Non avevo mai pensato di mettere a frutto il mio talento, anche se da piccolo rimanevo incantato davanti alla televisione e in particolare quando vedevo il mago Silvan e Corrado mi immaginavo al posto loro, desideravo fare televisione. La cosa curiosa è che entrambi li ricordo con lo smoking e al mio debutto in televisione ho indossato proprio lo smoking (nelle foto sotto con Amii Stewart, Mario Merola e Gloriana). Ho lavorato per un decennio a Canale 21, una tv privata di Napoli, dove sono stato assunto come attore per la trasmissione “Napoli in parole e in musica” e la presentavo con la cantante Gloriana. Già facevo teatro, l’ho fatto per molto tempo. E quando ho iniziato a farlo mi si è aperto un mondo.

Quando e come sei arrivato a “Un posto al sole”?

Il personaggio è nato quattro anni fa, ma all’inizio neanche ci si scommetteva perché aveva un ruolo marginale, era solo di appoggio agli altri attori, Cerruti non aveva neanche un nome. Poi gli autori hanno deciso di farlo crescere, solo un anno dopo ha avuto un nome, Salvatore. Poi ha avuto la casa e la famiglia.

“Un posto al sole” è molto seguito. Perché piace così tanto?

Perché c’è Napoli, per la qualità degli attori e degli autori, perché si parla della quotidianità e lo spettatore riesce ad immedesimarsi.

Girare ogni giorno e da molti anni con i colleghi immagino che faccia nascere anche l’amicizia tra di voi.

Registriamo a blocchi e quindi non ci vediamo mai tutti insieme, però si diventa amici della propria storyline. Infatti sono molto amico di Antonella Prisco che interpreta Mariella, tanto che è stata anche la mia testimone di nozze nella realtà (foto sotto).

Giusto, ti sei sposato di recente con Christian Luino, un bellissimo ragazzo. Tanti auguri.

Grazie mille, mi sono sposato a settembre.

E a questo proposito, il personaggio di Cerruti ha portato in tv anche la tematica dell’omosessualità con l’amore che nasce tra Salvatore Cerruti e il dottor Sarti.

Non è stato un caso. Già qualche anno fa la tematica era stata affrontata con un bacio tra due ragazzi, ma non era stato molto incisivo trattandosi appunto di ragazzi. Adesso, con due adulti, uno che indossa una divisa e l’altro che fa il medico è diverso. Ora, dopo il bacio che i due si sono dati, la tematica è stata sdoganata facendo capire che, in fondo, l’omosessualità non è così cattiva. E nelle prossime puntate si parlerà anche della famiglia che Cerruti formerà. Tu sai che non posso anticipare nulla, ma un’evoluzione ci sarà.

Tu sei nella realtà appassionato di musica popolare, di tammuriata, e anche Sasà lo è. Possiamo dire che questo personaggio ti rappresenta molto?

Diciamo che sono io, però non assomiglio molto a Cerruti. Perché lui è sottomesso, lui subisce, è uno sfortunato. Invece io, scusa la presunzione, sono forte, caparbio, positivo, propositivo e sono fortunato. Lui è vittima del padre, io mi sono ribellato molto a mio padre. Se poi vogliamo andare nel profondo della mia vita privata, fino all’anno scorso ero molto discreto rispetto alla mia diversità, non lo nascondevo ma neanche lo ostentavo. Però ero timoroso, lo confesso. Ma recitando la parte di Cerruti, sono riuscito ad accettarmi ed ho fatto accettare Cerruti. Grazie agli autori, per me è stata una sorta di terapia. Dire apertamente sul set “ti amo” ad un uomo, mi ha aiutato ad accettarlo nell’inconscio. E se Cerruti è stato terapeutico per me, mi auguro che lo possa essere per tanti altri. Sai quanti padri possono accettare un figlio omosessuale vedendo queste storie? Sai quanti genitori possono immedesimarsi e cambiare opinione?

Quindi hai cominciato da poco a dichiarare la tua omosessualità. Non era semplice, immagino a causa dell’omofobia che, purtroppo, esiste ancora.

C’è ancora molto da fare per l’omofobia, anche se noto che per un omofobo che attacca gli omosessuali ci sono centinaia di persone pronte a contrastarlo. Io ho cominciato a dire di essere omosessuale solo l’anno scorso, ma anche perché ho avuto due compagni che temevano il giudizio degli altri e quindi nascondevano la relazione. Ma con l’arrivo di Christian, che invece vive tutto in modo naturale, sono riuscito a liberarmi.         

Cosa vedresti nel tuo futuro professionale?

Ho fatto qualche parte piccola nel cinema, ma mi piacerebbe farlo bene e recitare in un film impegnato, anche se mi piace anche il cinema più leggero. Diciamolo, altrimenti Christian De Sica si piglia collera.

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