Coronavirus, nel Lazio economia a picco

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Il nuovo Coronavirus non porta con sé soltanto malattia, decessi e paura. La conseguenza della sua diffusione è pesantissima anche sul fronte dell’economia, che sta già pagando e pagherà un costo molto salato. Quali settori rischiano maggiormente la recessione e il collasso? Quale sarà la ricaduta occupazionale al termine di questa emergenza sanitaria?

L’ho chiesto al presidente regionale di Confcommercio Lazio Sud, Giovanni Acampora, che ci aggiorna sulla situazione e sulle prospettive nel Lazio.

acampora
Presidente Acampora, come si può definire lo stato economico del Lazio in questo momento a seguito del caso Covid-2019?
Con una sola parola, possiamo dire che è disastroso.
Ed entrando nel dettaglio?
Turismo, somministrazione e trasporti hanno ricevuto il contraccolpo più forte di questa emergenza. E nel momento in cui questi tre settori hanno una forte battuta di arresto, come sta avvenendo, si riversa su tutti gli altri settori dell’economia. A Roma ci sono il 95% delle cancellazioni alberghiere, ma il trend sarà lo stesso in tutte le province del Lazio. Le agenzie di viaggio hanno disdetto completamente i pacchetti turistici e per gli albergatori non c’è soltanto il problema delle disdette, ma devono fare fronte anche al rimborso delle prenotazioni annullate.
In termini di posti di lavoro a rischio, si possono fare dei numeri?
Nel Lazio si prevede una contrazione occupazionale di 50mila addetti se si continua in questi termini, stiamo parlando di cifre mostruose.
Cosa si può fare?
Innanzitutto auspico la collaborazione di tutte le istituzioni, che non ci siano fughe in avanti e primedonne e che non si speculi su questa che è una tragedia nazionale. Grande esempio stanno dando le associazioni di categoria, questo lo devo dire, c’è collaborazione. Abbiamo fatto un incontro con la Regione Lazio e la parola d’ordine è stata: calma, guardare le problematiche vere e soprattutto di non infondere il panico. C’è bisogno, con tutte le precauzioni del caso, di dare una speranza ma bisogna tenere conto che è un virus nuovo, non bisogna fare i tuttologi e seguire i consigli della comunità scientifica. Stiamo subendo questa conseguenza, ma siamo un grande paese e sappiamo che ci risolleveremo.
Naturalmente servono anche aiuti ai comparti in sofferenza. Cosa stanno facendo le associazioni di categoria per questo obiettivo?
Abbiamo chiesto una serie di misure di sostegno al governo e spero che vengano prese in considerazione, alla Regione Lazio abbiano chiesto di muoversi affinché le agevolazioni per le zone rosse vengano estese a tutto il territorio nazionale. Su questo sono grato ai colleghi delle altre associazioni perché stanno dimostrando maturità e coesione in un momento difficile. Ed è un bell’esempio di umanità. Dopo i livelli del governo e della Regione, importante è anche il sostegno che arriva dal terzo livello, quello comunale.
Cosa possono fare, in concreto, le amministrazioni locali?
I Comuni possono e devono intervenire agevolando le imprese attraverso quella che è l’imposizione fiscale locale, in pratica i tributi. L’intervento dei sindaci è determinante anche nelle piccole cose che possono in qualche modo dare speranza all’economia, perché altrimenti le aziende chiudono.
Economia a picco e spettro della disoccupazione, problemi seri. Ci sono altre preoccupazioni da mettere in conto?
Ovviamente la nostra prima preoccupazione è quella sanitaria, non quanto per la malattia ma per le ripercussioni che essa ha sul sistema sanitario nazionale. Un aumento forte di pazienti manda in sovraccarico il sistema perché non siamo preparati a numeri così elevati.
Poi c’è la paura. E’ giustificata?
Vorrei lanciare un appello. Dobbiamo continuare a fare una vita normale con tutte le precauzioni richieste. Non succede nulla se si va in un bar e si fa colazione sedendosi a un tavolino. Un segnale di speranza va pur dato, altrimenti siamo distrutti.

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