Lo scrittore che serve il caffè

Ha firmato cinque romanzi di successo pubblicati con la prestigiosa casa editrice Sperling & Kupfer, viene tradotto in 8 Paesi europei e in Sudamerica, è l’unico autore “rosa” italiano, è stato paragonato allo scrittore statunitense Nicholas Sparks famoso per le sue storie di amori eterni. Eppure ogni mattina Diego Galdino, 48 anni, lo trovi dietro il bancone del “Caffellotto”, il bar del quartiere romano Aurelio che è stato per molti anni di proprietà della sua famiglia, a servire caffè e cappuccini ai clienti.

Non è certo una coincidenza che il suo libro di esordio, definito subito un caso letterario, si chiamasse “Il primo caffè del mattino”, pubblicato nel 2013, che racconta la storia d’amore di Massimo e Geneviève. Una storia nata, neanche a dirlo, dentro un bar. Da allora non si è fermato più. Nel 2014 scrive “Mi arrivi come da un sogno”, seguito da “Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi” del 2015, “Ti vedo per la prima volta” del 2017 e “L’ultimo caffè della sera” uscito a metà 2018, sequel del primo successo. Ed è già pronto il nuovo lavoro, atteso (molto atteso) a maggio prossimo, che si intitolerà Bosco Bianco. Incontro Diego Galdino nel primo pomeriggio, appena libero dal suo turno al bar, iniziato alle 5 del mattino come sempre.

Come è nata la tua passione per la scrittura? E da dove nasce “Il primo caffè del mattino”?

Ho iniziato a scrivere romanzi d’amore grazie ad una ragazza con cui avevo un forte legame. Un giorno mi regalò un libro di Rosamunde Pilcher, che ambientava le sue storie romantiche in Cornovaglia e mi disse: “Questo è un genere letto soprattutto dalle donne, ma sono sicura che la con la tua sensibilità lo apprezzerai”. Il suo sogno era quello di conoscere da vicino i posti dei romanzi della Pilcher, ma non poteva viaggiare a causa di seri problemi di salute. E allora feci una follia: feci quel viaggio per lei, per immortalare con la macchina fotografica quei posti meravigliosi. Un viaggio surreale, fatto di spostamenti assurdi.  Fotografai tutto quello che si poteva fotografare, tornai a Roma, feci fare un album e lo regalai alla ragazza che, poi, non ho visto più perché si è trasferita altrove. Quel libro e quel viaggio cambiarono la mia vita. Iniziai a scrivere perché volevo raccontare una storia d’amore con il lieto fine a differenza della nostra.

La definizione di autore “rosa” ti piace o ti sta stretta?

Mi fa sorridere perché trovo riduttivo legare l’amore a un solo colore, come quando gli editori dicono che i romanzi di genere romantico vanno pubblicati solo a primavera e d’estate.  Ecco, non credo che i sentimenti possano essere limitati a un colore o solo a certe stagioni. Però la definizione “rosa” mi fa anche piacere perché sono l’unico uomo che in Italia scrive romanzi di questo genere. Pensa che parteciperò a breve al Festival italiano del Romance a Milano, sarò l’unico autore uomo in mezzo a 160 autrici. Tra di loro mi sento un po’ come la particella di sodio dell’acqua, una sorta di intruso. Ma questo genere letterario è nelle mie corde, la mia scrittrice preferita è Jane Austen, ho detto tutto.

La tua vita da barista continua nonostante una bella carriera di scrittore. Perché questa scelta?

In questo bar, che prima si chiamava con il nome di mio padre Lino, io ci sono nato. Nel vero senso della parola perché a mia madre le acque si sono rotte proprio dietro il bancone.  Stare a contatto con la gente mi fa stare bene e da quando scrivo è ancora più bello perché sono contento che i miei amici lettori – io li chiamo così, non mi piace il termine fan – possono venire a trovarmi, farsi una foto e conoscere il bar frequentato dai personaggi del libro “Il primo caffè del mattino” che mi ha fatto conoscere al grande pubblico, e del suo seguito. Tutti personaggi reali, esistenti. E i lettori vengono spesso a trovarmi, anche gli stranieri provenienti dai Paesi dove i romanzi sono arrivati. Tutto questo è fantastico, perché voglio essere uno scrittore che mantiene i contatti diretti”.

Nel tuo primo romanzo hai dedicato anche un’appendice al caffè, descrivendo tutti i tipi richiesti dai clienti, associandoli alla personalità di chi li beve.

Si, ad ogni tipo di caffè associo il carattere della persona, una specie di oroscopo. Ad esempio, chi ordina il caffè macchiato è un indeciso, non sa se vuole un caffè o un cappuccino. Sicuramente sarà una persona indecisa anche nella vita.

Sei molto seguito all’estero, dove spesso vai per promuovere i tuoi libri.

A giugno sarò in Bulgaria dove il mio editore bulgaro ha organizzato un tour. Vado volentieri, il mio ultimo libro è in classifica ed è considerato il romanzo d’amore più bello. Sono stato spesso all’estero per i miei libri, li ho presentati alla Fiera di Francoforte e di Madrid, alla televisione polacca e in Germania ho rappresentato l’Italia al Festival di Letteratura Europea>.

Perché hai sentito la necessità di dare un seguito al tuo primo successo?

In realtà i seguiti non mi piacciono molto e “L’ultimo caffè della sera” può essere considerata anche una storia a sé, possono tranquillamente leggerlo anche chi non conosce il primo.  Avevo però da raccontare cose nuove della vita del bar, molto autobiografiche, e sono contento di averlo fatto. 

Il lavoro di barista è sicuramente impegnativo. Quando trovi il tempo per scrivere romanzi?

Mi alzo alle 4 e scrivo prima di andare ad aprire il bar. Durante la giornata appunto eventuali idee e pensieri, ma alla scrittura vera e propria mi dedico all’alba.

Ed ora l’attesa è tutta per il nuovo lavoro di Diego Galdino, un concentrato di simpatia, sentimenti e umiltà. Un’altra storia d’amore, attesa in tutto il mondo, che sicuramente replicherà il successo delle altre. Vogliamo scommetterci un caffè?

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