La poetessa degli angeli

Sono gli angeli i simboli ricorrenti delle poesie di Umbertina Di Stefano, di Ceccano (Frosinone), autodidatta e innamorata della rima. Il suo primo libro è stato, nel 2013, “L’angelo che prestò le ali ad una Fenice”, ora ha dato alle stampe “Un angelo senza memorie” prodotto dalla casa editrice Il Viandante di Arturo Bernava. La presentazione ufficiale si è tenuta lo scorso novembre a Ceccano con la partecipazione degli attori Anna Mingarelli, che ha recitato le poesie, e Vincenzo Bocciarelli. La copertina del libro è stata realizzata dalla figlia dell’autrice, Valeria Selvini, che insieme al fratello Andrea sostiene in tutto l’attività di Umbertina.

Perché gli angeli? Chi sono per te?

A parte una conoscenza degli angeli fatta sui libri, in realtà per me sono le persone comuni, le brave persone, quelle che quando le incontri facilitano la vita. Tutte le mie esperienze quotidiane finiscono nelle scrittura, anche questo libro è autobiografico.

Quali sono i temi che tratti con le tue poesie?

Gli argomenti sono svariati, ho sempre parlato di tutto e anche di temi duri come, ad esempio, il mobbing sul lavoro. Essendo una donna, non mancano i riferimenti all’amore.

Come accoglie i tuoi lavori chi ti legge?

Sono molto contenta del fatto che arriva soprattutto la semplicità, perché posso anche scrivere con termini ricercati ma sono una persona molto semplice e questo viene apprezzato. Noto, inoltre, che la gente si riconosce nei temi che rappresento, fa davvero piacere.

Come è iniziata la tua passione per la poesia?

In un modo molto semplice. Mi piaceva scrivere biglietti auguri personalizzati, in rima perché ho sempre amato la rima. Un amico medico ha apprezzato molto questo modo di esprimermi e mi ha spronato a scrivere. Il primo libro, infatti, è stato soprattutto un’occasione per ringraziare lui e quanti mi hanno sollecitato in tal senso. Poi ho continuato cercando anche di fare cose nuove. In questo libro, infatti, ho scritto qualche poesia in dialetto, e non è facile, ma mi piace mettermi in gioco.


Sua Maestà il cioccolato

Ha compiuto da poco 25 anni ed è una delle kermesse italiane di eccellenza più amate. Protagonista il cioccolato, simbolo di voluttuosa bontà ed emblema del peccato di gola. Dal 1994 Perugia ospita il Festival Internazionale Eurochocolate, grazie all’intuizione dell’architetto Eugenio Guarducci (nella foto in basso a sinistra), 55 anni, che oggi ne è presidente. Nato a Perugia, ha voluto portare nella sua città – ispirandosi all’Oktober Fest di Monaco – una manifestazione che in poco tempo è diventata punto di riferimento dei cioccolatieri più creativi.

Sulla scorta del successo di Eurochocolate, Guarducci ha inventato successivamente Cioccolatò a Torino e ChocoModica a Modica, riuscendo a promuovere questo prodotto unico da metà ottobre a metà dicembre, e numerosi eventi collegati. Lo incontro mentre si prepara ad esportare la sua creatura in Giappone e in altre parti del mondo.

Come nasce la sua passione per il cioccolato tanto da sceglierlo come tema del Festival Internazionale di Perugia e di altre kermesse di successo?

Come tante persone della mia generazione ho il ricordo indelebile del profumo di cioccolato che invadeva i binari della stazione ferroviaria di Fontivegge dove a poche decine di metri si elevavano le mura della Perugina.  Questa memoria olfattiva è stata determinante nel costruire quel percorso che mi ha portato prima alla ideazione e poi all’organizzazione di Eurochocolate.

Diamo qualche numero su  Eurochocolate, Cioccolatò e ChocoModica relativo alle presenze e alla quantità di cioccolato assaggiato dai visitatori.

Sono eventi che come caratteristica comune hanno quella di svolgersi all’aperto e non in contenitori fieristici, pertanto possiamo soltanto parlare di stime. Al primo posto senz’altro Eurochocolate che ogni anno ad ottobre richiama in dieci giorni circa 800.000/1.000.000 di persone. Subito dopo viene Torino con una stima di circa 400.000 visitatori distribuiti sempre in dieci giorni di evento nella seconda decade di novembre ed infine Modica dove nei tradizionali 4 giorni collocati a ridosso della Festa dell’Immacolata si ritrovano circa 60.000 persone. Ancora più complicato una stima sulla quantità di prodotto che viene venduta e omaggiata. Parliamo comunque di tonnellate!!!

Grazie ad Eurochocolate sono nati anche progetti con le organizzazioni equosolidali. Di cosa si tratta?

Eurochocolate ha sempre cercato di dare voce e spazio alle tematiche equosolidali relative al comparto Cacao/Cioccolato. Lo ha fatto interagendo con importanti player internazionali a partire da Fair Trade ed in stretto collegamento con i protagonisti delle filiere produttive dei principali paesi produttori del Cibo degli Dei. Questo ruolo ha avuto un grande risalto in occasione di Expo 2015 dove Eurochocolate ha gestito il Cluster Cacao e Cioccolato per tutta la durata dell’esposizione internazionale.

Ha nuovi progetti in cantiere?

Dopo aver celebrato i 25 anni dalla nascita di Eurochocolate vogliamo svolgere il nostro sguardo verso l’estero dove a nostro avviso Eurochocolate merita di poter essere esportato come format. In questa direzione nasce quindi il primo Eurochocolate Japan che si svolgerà ad Osaka dal 1 al 14 febbraio 2019. Altri progetti sono in corso di definizione in altri paesi del Far East, ma anche in America Latina. Nel frattempo continueremo ad investire su Perugia e in Trentino dove nel comprensorio Dolomiti Paganella si è svolta nel dicembre scorso la prima edizione di Eurochocolate Christmas.

Nuove sfide per il sindacato

Enrico Coppotelli (nella foto) è il nuovo segretario regionale Cisl del Lazio. A soli 37 anni assume un incarico di grande responsabilità che premia il suo impegno sul territorio con le battaglie portate avanti nel comprensorio di Frosinone (il sindacalista è originario di Ferentino) dove ha ricoperto anche la carica di responsabile provinciale.

Quali sono le sue linee guida da neo segretario regionale?

Più che le mie, le linee guida sono quelle della Cisl, della Segretaria Generale Annamaria Furlan e del Segretario Generale della Cisl del Lazio Paolo Terrinoni che ringrazio per avermi dato questa opportunità. Quella di lavorare in una dimensione regionale dove porterò il massimo impegno e la dedizione. Questa sarà anche una priorità.

Quali sono le principali vertenze in corso attualmente nel Lazio e quali preoccupano maggiormente?

Tra le deleghe assegnatemi, e quindi di mia competenza, ci sono le vertenze e punti di crisi in ambito regionale. Ogni territorio ha la sua peculiarità dove la crisi ha lasciato segni indelebili in particolare a Latina ed a Frosinone. Tra il 2008 e il 2016 il Pil del Lazio ha registrato una flessione doppia -6% rispetto alla Lombardia -3,3% e, nello stesso periodo, si è verificata a Roma una riduzione delle Spa -13% e un’esplosione della micro-impresa in settori a basso valore aggiunto e bassa densità di capitale come il commercio ambulante (+30%) e gli affittacamere (+150%). Si stanno perdendo posti di lavoro importanti e mentre nella grande città si riesce a riqualificarsi, in provincia si perde la speranza e il rischio isolamento è dietro l’angolo.

Il rapporto annuale Censis, recentemente evidenziato anche dal segretario generale Furlan, disegna un Paese alla deriva e senza speranze. Come è possibile invertire la rotta?

Gli italiani e le italiane sono oggi molto delusi e senza speranze, come dimostra il dato che il 90% delle persone con basso reddito sono convinte che la loro condizione non cambierà mai. Abbiamo visto sfiorire la ripresa economica, sono cresciute le diseguaglianze sociali e l’emarginazione sociale, i redditi ed i salari sono pressoché fermi, i giovani vanno a cercare lavoro all’estero come negli anni Cinquanta. E’ un paese che fa molta fatica a crescere, che si affida solo ad internet ed ai social network per vincere la solitudine. Ecco perché non c’è altra strada che ripartire, con decisione e con provvedimenti straordinari, dalla crescita, dal lavoro e quindi dagli investimenti pubblici e privati, scommettendo sulla formazione e sulla scuola per ricostruire un patto sociale fra le generazioni e le diverse aree del Paese. Il lavoro è lo strumento per ridare fiducia alla gente oggi sempre più incattivita e pessimista sul futuro, soprattutto per una serie di promesse disattese della politica. In un contesto mondiale in cui tutto sembra volgere a favore dei giovani, l’avanzamento tecnologico, la predisposizione alla flessibilità, la sfida delle nuove competenze per un’industria 4.0, l’Italia si configura come un’anomalia. Le scelte politiche compiute in diversi campi, dall’istruzione alle riforme del lavoro, dalle politiche per diminuire il gender gap al welfare, non hanno favorito la stabilizzazione dei giovani italiani nel mercato, anzi hanno aumentato la distanza tra scuola e lavoro, accrescendo a tal punto la sfiducia nei confronti della formazione.

Reddito di cittadinanza: un percorso per migliorare la qualità della vita e inserire nel mondo del lavoro o il solito intervento assistenzialista?

Combattere la povertà è una priorità, ma il lavoro non si crea con sussidi. Inoltre non è ancora definita la platea e soprattutto questo rapporto tra reddito di cittadinanza e lavoro, per noi indispensabile, non si capisce ancora come si può realizzare. I nostri giovani chiedono anzitutto il lavoro, lo chiede il nostro Paese. Infine investire sui Centri per l’impiego è molto importante, ma può rivelarsi inutile se poi non ci sono posti di lavoro da offrire. E questo è il rischio che vogliamo evitare.

Il vero problema è l’assenza di lavoro. Cosa si dovrebbe fare per crescere da questo punto di vista?

Siamo preoccupati per la bassa crescita e per gli indicatori economici che dimostrano un rallentamento della ripresa della produzione industriale e dell’occupazione. Rischiamo di tornare indietro. Per noi la priorità è come far ripartire il trend economico ed il tema delle infrastrutture è nodale: ci sono 27 miliardi di risorse disponibili e decine di opere pubbliche bloccate in attesa dell’analisi costi benefici che tarda ad arrivare. Poi il fisco, focale per rafforzare i salari e le pensioni. La flat tax deve pensare anche a tagliare le tasse al lavoro dipendente per stimolare i consumi.

Quale è il ruolo del sindacato in una società che evolve continuamente e non sempre in meglio?

  La necessità di concentrare l’attenzione e gli investimenti sia organizzativi che finanziari, sul tema delle competenze dei lavoratori è stata indicata dal sindacato e dalla Cisl in particolare, come una priorità. Riguardo al tema Impresa 4.0, due questioni oggi ci sembrano imprescindibili affinché il nostro Paese possa giocare un ruolo competitivo a livello globale: la costruzione di una rete infrastrutturale per la banda larga e ultra larga, investimenti significativi per migliorare e ampliare le necessarie competenze e le nuove abilità. Il tema delle competenze andrebbe approcciato almeno su due fronti: quello scolastico, ricomprendendo i diversi livelli formativi e dando impulso a seri progetti di alternanza scuola-lavoro e quello dell’aggiornamento professionale di chi già lavora, con l’obiettivo di minimizzare la cosiddetta disoccupazione tecnologica. Difendere il lavoratore non solo nel posto di lavoro, ma nel percorso di lavoro è la vera sfida del Sindacato nei prossimi anni.

Io, Francis e gli scialatielli

Alfredo Colle ha conquistato il titolo di cuoco regionale più bravo di Italia

Alfredo Colle

Scialatielli  ai frutti di mare e parmigiana di melanzane con sgombro. Sono i piatti capolavoro che hanno permesso ad Alfredo Colle, della Campania, di diventare lo chef regionale più bravo di Italia nella trasmissione condotta da Alessandro Borghese su TV8. A “Cuochi di Italia”, Alfredo Colle ha conquistato i giudici “stellati” Gennaro Esposito e Cristiano Tomei, ma soprattutto il pubblico televisivo per la sua simpatia e per la sua umiltà. Una caratteristica, quest’ultima, che Colle ritiene indispensabile, insieme all’amore e alla passione per il cibo, per essere un buon cuoco. 46 anni, nato a Napoli e cresciuto a Pozzuoli, lo chef (che però preferisce definirsi “un cuoco che ama il suo lavoro”) è tornato in Italia da poco (per amore!) dopo lunghi anni di esperienza nelle cucine di Parigi, Singapore e degli Stati Uniti dove è stato per quattro anni il personal chef del grande regista Francis Ford Coppola. Lo incontro mentre si trova a Milano, dove attualmente lavora per la catena di ristoranti “Grill Inn Store Pogliano” diretta da Roberto Zanchetta, chef per venti anni degli stilisti Dolce e Gabbana.

La tua cucina ha risentito delle contaminazioni dei Paesi in cui hai lavorato?

Moltissimo, perché i prodotti italiani che giravano a quei tempi erano pochi, solo ultimamente la cultura della nostra cucina si è sviluppata all’estero.

Come valuti la tua esperienza all’estero? E’ molto diverso rispetto al lavoro in Italia?

Soprattutto gli Stati Uniti, dove sono stato per 14 anni senza mai tornare a casa, offrono molte opportunità lavorative se si vuole crescere professionalmente. Purtroppo, invece, in Italia si è solamente un numero. Ora però voglio concentrarmi e fare un salto di qualità, continuando ad imparare e a crescere.

La vittoria a “Cuochi di Italia” ti ha dato una grande visibilità. E’ stato importante per la tua professione?

 Mi sono messo in gioco, mi serviva perchè una volta tornato in Italia non mi sentivo apprezzato, ho avuto anche qualche umiliazione. Ma non mi sentivo forte, ho affrontato ogni prova con l’ansia, ci ho creduto davvero soltanto alla finale quando ho avuto volti alti per gli scialatielli. Ero lì per farmi giudicare, per imparare e ricevere critiche costruttive, non per diventare famoso. Sono uno che vola basso e quando ho pianto in trasmissione era commozione vera. Certo, mi ha fatto piacere essere riconosciuto e ricevere tanti complimenti dopo la trasmissione, ma è stata soltanto una bella esperienza, vado avanti con il mio lavoro mettendoci il cuore. Vedi, Daniela, quando io cucino mi immagino di essere a tavola con il cliente, che è al centro di tutte le mie attenzioni. Devo fare il possibile per farlo mangiare bene, questo è l’unico obiettivo.

Un tuo piatto creato di recente?

 La tartare di salmone marinato nella tequila con riso venere e riso con zafferano. La presenza di riso giallo e riso nero, che crea un forte contrasto, offre uno spettacolo anche per gli occhi. 

Quali sono i colleghi che apprezzi di più?

 I miei idoli sono Antonino Cannavacciuolo, Alessandro Borghese e Gennaro Esposito.

Cosa c’è nel futuro immediato dello chef Colle?

 Sto lavorando su alcuni progetti. Sono impegnato con “Campania Golosa”  che riguarda i prodotti tipici della mia terra e con l’amico  Roberto Zanchetta, che mi ha sempre aiutato molto, sto organizzando un viaggio negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi mi sono sentito con persone con cui ho lavorato lì, è stato bello, mi hanno commosso quando hanno detto che mi aspettano… a casa.

E’ evidente che gli Usa sono rimasti nel tuo cuore. Ci torneresti a lavorare?

Mai dire mai, diciamo che ho lasciato una porta aperta.